Mostro del Circeo, la moglie scrive a Napolitano
Incredibile iniziativa della giornalista Donatella Papi, moglie di Angelo Izzo, il massacratore del Circeo. In una lettera, la donna si appella al Capo dello Stato.
”Da 35 anni - scrive la Papi a Giorgio Napolitano - il nostro Paese è attraversato da una campagna di odio sollevata da una vicenda rispetto alla quale non credo sia stata fatta piena luce’. Chiedo venga impedito il clima di linciaggio e diffamazione ai miei danni che sto vivendo fronteggiando intimidazioni anche palesi, come lei stesso potrà verificare su media e tv”.
”Da 35 anni - continua – il nostro Paese è attraversato da una campagna di odio sollevata dalla vicenda del Circeo, in cui morì la povera Rosaria Lopez, rispetto alla quale non credo sia stata fatta piena luce”. ”Mi permetto di rammentarle – sottolinea – che, oltre ad essere una giornalista, sono stata protagonista di quei fatti per età e appartenenze biografiche e per questo sto lavorando alla riapertura di quel caso, e di un altro che ha visto coinvolto e accusato Angelo Izzo, che ho sposato di recente, certa che fare piena verità sia un contributo utile e necessario, poiché oltre tutto queste vicende si collegano ad altre che hanno insanguinato la nostra storia”.
”Le chiedo – aggiunge Donatella Papi – di favorire un clima corretto di rispetto delle leggi che consentono a un condannato, sia pure nei tre gradi di giudizio, di dare il suo contributo al pieno accertamento della verità, se questa non è stata onorata come si deve e come egli sta già facendo avendomi consegnato parecchie memorie sulle quali stiamo lavorando in sede legale”.
STRASBURGO CONDANNA L’ITALIA. Lo scorso dicembre la Corte Europea per i Diritti dell’uomo ha dato ragione alla famiglia Maiorano che aveva presentato ricorso contro la scarcerazione . L’uomo, tra gli autori del massacro del Circeo, uccise due donne nel 2005 mentre beneficiava del regime di semilibertà.
Secondo la Corte di Strasburgo, le autorità italiane concedendo nel 2004 la semilibertà a Izzo violarono il diritto alla vita di Valentina Maiorano e Maria Carmela Linciano , uccise dall’uomo il 28 aprile 2005 a Ferrazzano, in Molise.
La Corte ha stabilito che vi è stata “violazione degli aspetti materiali dell’articolo 2 della Convenzione” dei diritti dell’uomo e “violazione degli obblighi procedurali derivanti dall’articolo 2 della Convenzione”. Tale articolo, ricordano i giudici di Strasburgo, “obbliga lo Stato non solo ad astenersi dal provocare la morte in modo volontario e irregolare, ma anche a prendere le misure necessarie alla protezione delle persone poste sotto la sua giurisdizione”.