Maurizio Russo: ora indaga Marsala
Un nuovo filone di indagini sui lavori per il Museo della Mafia a Salemi. In Procura persone informate dei fatti

Maurizio Russo
Il giallo sulla morte di Maurizio Russo verso una svolta.
Sulla tragica fine dell’imprenditore taorminese, scomparso il 24 marzo 2011 e poi trovato privo di vita nelle campagne dell’etneo il 21 aprile, ora indaga la Procura di Marsala.
Al centro dell’attività investigativa in atto ci sarebbero vicende connesse ai lavori di “Completamento dell’ex Collegio dei Gesuiti da adibire a servizi culturali”, a Salemi. Risvolti inquietanti, dunque, nelle dinamiche che hanno segnato il destino del 41enne costruttore.
L’appalto in oggetto se li aggiudicò con contratto registrato a Castelvetrano il 19/03/2010 l’impresa di Russo, la “Ma.Ru. Costruzioni”. In un primo momento, sul caso Russo indagavano le Procure di Messina e Catania: adesso è la Procura di Marsala (collaborata da quella di Catania), ad aver assunto la titolarità delle indagini nella persona del Sostituto Procuratore dott. Dino Petralia, magistrato palermitano già componente del Csm e al momento impegnato anche nella caccia al boss Matteo Messina Denaro.
L’APPALTO A SALEMI. C’è ancora il più stretto riserbo sulle ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti e gli sviluppi che stanno maturando ma, come detto, il filone principale dell’inchiesta si è spostato su Salemi, dove il 25 febbraio 2010 furono consegnati a Maurizio Russo interventi per complessivi 755 mila euro.
Russo, con il suo rigore di onesto imprenditore, potrebbe aver “pestato i piedi” a qualcuno o forse ha messo in discussione alcuni equilibri territoriali.
I lavori che si era aggiudicati la “Ma.Ru.” a Salemi erano una parte dell’ampio piano di ristrutturazione dell’ex Collegio dei Gesuiti, per la realizzazione di un Polo Museale, con il Museo della mafia, il Museo del paesaggio e il Museo del risorgimento. Un progetto per il quale, con apposito decreto firmato il 6 ottobre 2010 dall’allora ministro per l’Economia, Tremonti, il governo Berlusconi stanziò ulteriori 1,5 mln destinati all’avanzamento delle opere.
Maurizio e la moglie Loredana erano una coppia perfetta. Innamorata e felici: eppure, nell’ultimo periodo, l’imprenditore era teso e preoccupato, e pare si sentisse sotto pressione.
ESCUSSIONI. Il 14 gennaio scorso sono state fatte alcune escussioni in Procura a Catania ed è stata sentita Loredana, alla quale Maurizio avrebbe nascosto i veri motivi delle sue ansie.
Alla presenza dei Carabinieri di Taormina, sarebbero stati ascoltati dal dott. Petralia, come persone informate dei fatti, Nunzio Corvaia (assessore del Comune di Taormina) e Cesare Tajana (attuale commissario liquidatore all’Asm di Taormina), che avevano entrambi stretti rapporti con Russo.
Tajana si è occupato in questi anni della consulenza finanziaria alla “Ma.Ru. Costruzioni”, l’impresa con sede legale presso il suo studio commercialistico.
E come persona informata dei fatti sarebbe stato inoltre ascoltato dal magistrato il geom. Sebastiano Vecchio, consulente di Russo nelle gare d’appalto alle quali partecipava la “Ma.Ru”.
In questi mesi i Carabinieri di Taormina non si sono fermati e si stanno muovendo a 360 gradi per accertare la verità di un mistero che sembra racchiuso nell’ultimo anno di vita di Russo.
IL RITROVAMENTO. Il corpo venne rinvenuto da un contadino in uno sperduto podere vicino l’Etna, a Randazzo; era impiccato a un albero e poco distante si trovava il suo Caddy.
La scoperta si ebbe a 10 ore di distanza dall’appello televisivo lanciato da Loredana a “Chi l’ha Visto”. Maurizio aveva nelle tasche dei pantaloni due biglietti manoscritti, uno dei quali contenente parole di addio per la moglie. E’ nell’altro foglietto che si celerebbe la chiave dell’enigma: lì Maurizio ha lasciato alcune indicazioni, nomi e fatti. L’imprenditore è stato indotto al suicidio?
C’erano numerose anomalie sulla scena del ritrovamento ma l’esame autoptico pare aver escluso l’ipotesi di un omicidio, ritenendo sia stato l’uomo ad appendersi. Tuttavia, restano molte le ombre e gli aspetti da chiarire.
I REPERTI. Il magistrato ha acquisito anche i risultati degli accertamenti scientifici eseguiti dal Ris di Messina sui reperti presenti nel podere, tra i quali oltre 20 cicche di sigaretta (alcune a filtro giallo, del genere che fumava Maurizio, e altre a filtro bianco, che lui non fumava mai), un sigaro toscano e un blister di farmaco per diabetici. A chi appartengono? E quando sono stati lasciati nell’uliveto quei reperti?
I mozziconi e gli altri oggetti vennero raccolti e consegnati alla Procura di Messina da “Chi l’ha visto”: erano al suolo, e tutti in una ristrettissima zona del podere di contrada Pirao.
Adesso si attendono i prossimi sviluppi delle indagini, con l’auspicio che la moglie di Maurizio e tutti i familiari dell’imprenditore taorminese possano avere quelle risposte che cercano e che, pertanto, venga fatta piena luce e giustizia su questo caso.