Da Toscano a Schettino: eroismo e viltà
La fuga del Comandante di Concordia stride col gesto estremo compiuto dal Capitano della “Alfieri” nel 1941

Salvatore Toscano e Francesco Schettino
La storia recentissima di Costa Concordia è nota, perlomeno nella sostanza dei fatti: una nave che affonda e un Comandante che fugge su una scialuppa mentre i passeggeri sono ancora a bordo.
Ma la storia, quella che richiama pagine lontane, è fatta di altri gesti, non di viltà ma di vero eroismo.
C’era una volta un Comandante di una squadriglia di cacciatorpediniere, che consacrava tutte le sue energie fisiche e spirituali al servizio della nobile causa del dovere e dell’ardimento.
In un aspro combattimento notturno contro soverchianti forze, sebbene la sua unità fosse stata inizialmente colpita in modo irreparabile dall’offesa nemica, ordinava e dirigeva con le poche armi rimaste efficienti un’audace e violenta reazione contro le navi attaccanti. Con indomito coraggio deciso a far pagare cara al nemico la perdita dell’unità, continuava nell’impari lotta fino all’esaurimento dei mezzi offensivi.
Nell’impossibilità di ulteriore resistenza, mentre la nave dilaniata dalle esplosioni e in preda alle fiamme cominciava ad affondare, ordinato agli ufficiali ed all’equipaggio di porsi in salvo, rifiutò stoicamente l’invito dei suoi uomini che lo supplicavano di salvarsi e, rimasto in piedi sulla plancia, in una suprema sfida al nemico, condivise fieramente il destino della sua nave inabissatasi nel
Mediterraneo Orientale.
Non è la scena di un film ma un fatto realmente accaduto, il 28 marzo 1941: il protagonista di quella storia si chiama Salvatore Toscano.
Nativo di Imola (Bologna), promosso Capitano di Vascello nel 1937, Toscano ebbe il comando dell’incrociatore Cadorna, della corazzata Caio Duilio e dell’incrociatore Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi. Nel novembre 1938 ebbe l’incarico di Presidente di Mariperman La Spezia e dal 12 aprile 1940 al 10 marzo 1941 assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore del Comando Militare Marittimo di Messina.
Assunto il comando di una Squadriglia cacciatorpediniere, con insegna “Vittorio Alfieri”, Toscano partecipò allo scontro notturno di Capo Matapan contro i cacciatorpediniere inglesi e la sua unità fu cinta d’assedio e immobilizzata.
Quella notte ci furono sulla “Alfieri” incendi a bordo, un autentico fuoco incrociato del tiro nemico. Ma nonostante la nave dilaniata dalle esplosioni ed in preda alle fiamme, Toscano rifiutò ogni invito a porsi in salvo ed affondò con l’unità al suo comando.
Al capitano perito per sua scelta, fu poi assegnata una Medaglia d’oro al Valor Militare. Da Toscano a Schettino, altri tempi e comportamenti molto diversi….