un intervento eseguito nella sala di Cardiologia del Ccpm Taormina

TAORMINA – Arriva il momento della verità per il Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo. Il centro avviato a Taormina nell’ottobre 2010 e che doveva rimanere al San Vincenzo in via provvisoria prima di trasferirsi a Palermo, sino a questo momento è sempre rimasto all’interno del presidio ospedaliero di contrada Sirina e dopo 12 anni si sta per decidere se confermarne la presenza a Taormina o se, invece, trasferire la struttura in altra sede. Il Ccpm rimarrà, in ogni caso, sino alla fine di luglio di quest’anno a Taormina per via della convenzione in vigore tra l’ospedale Bambino Gesù di Roma – che gestisce il Ccpm – e la Regione Siciliana, prorogata nel luglio del 2021 per un altro anno per il tramite dell’Asp Messina.

Il recente via libera al bando per la riapertura dello stesso reparto a Palermo, rischia di portare alla chiusura del centro di Taormina, che potrebbe esaurire il suo mandato alla naturale scadenza del prossimo luglio. Ma la soluzione che al momento appare più probabile è quella di una permanenza del Ccpm a Taormina anche oltre il termine del prossimo mese di luglio, forse sino al 2023. Il 6 novembre di quest’anno si voterà per le elezioni regionali e la questione passerà, quasi certamente, nelle mani del futuro governo che si insedierà alla fine del 2022.

Ecco perchè si fa strada l’opportunità di un’ulteriore proroga intanto delle attività a Taormina, anche per dare continuità alla struttura e alla cura dei piccoli pazienti, almeno sino alla primavera del 2023. A quel punto si andrà a prendere più avanti una decisione definitiva sul futuro del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica, con i genitori e le famiglie dei bambini che sperano in una svolta definitiva e in delle valutazioni che non siano più precarie ma a carattere stabile e pluriennale. La prospettiva che, alla fine, potrebbe farsi strada è quella di rendere operativi due centri in Sicilia, uno a Palermo e uno (quello già esistente) a Taormina per coprire sia la Sicilia Occidentale che quella Orientale, con un’ampia utenza che oggi è anche quella proveniente dalla Calabria.

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