(foto Andrea Pattaro)

TAORMINA – Arriva il 2022, manca ormai un anno e mezzo alle elezioni amministrative a Taormina ma il calendario per qualcuno si è fermato da un pezzo a quattro anni fa e non si schioda dal 2018. E’ il caso dell’opposizione che alle porte della prossima campagna elettorale non riesce a trovare una sintesi e rendersi competitiva, resta impantanata nella “faida” irrisolta delle candidature a sindaco, che al momento sono tante, troppe e nessuna di queste sembra in grado di aggregare e mettere tutti d’accordo. E allora la rincorsa al futuro governo della città viene accompagnata da premesse sempre più fosche per l’aggregazione che dovrebbe sfidare l’attuale Amministrazione comunale.

A Taormina chi governa ha deluso ma chi fa opposizione non riesce neppure a riorganizzarsi per rappresentare una valida alternativa. Non c’è una leadership riconosciuta e non si intravede un progetto per la città e per i prossimi cinque anni, che l’eco della pandemia renderà ancora più importanti per il tessuto economico e sociale del territorio. Il copione sino a questo momento è identico a quello del 2018 e la sconfitta di quattro anni fa probabilmente non ha insegnato nulla. La tensioni si intravedevano già da un pezzo, ma al netto dei sorrisi di circostanza – come ampiamente previsto – nel momento in cui adesso sono iniziate le prime vere riunioni i convenevoli stanno lasciando spazio alle prime liti, con almeno cinque pretendenti alla candidatura a sindaco che non arretrano e neanche desistono dai propri propositi, due big che guardano già ad un percorso alternativo. E una cosa appare certa: di questo passo la strada che porta alla scalata al Palazzo dei Giurati, per l’opposizione rischia di diventare una scalata a mani nude in cui avrebbe poche chance di farcela anche il Messner dei tempi migliori.

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