TAORMINA – A Taormina lo spreco è un déjà-vu che anche nell’era Covid non passa mai di moda e non si piega neanche al dissesto. E allora eccolo l’ennesimo atto amministrativo che lascia perplessi. La perla che arriva sotto l’albero di Natale, il 23 dicembre scorso, ha per oggetto: “Realizzazione dello studio di programmazione, attivazione e monitoraggio delle azioni progettuali nell’ambito dello sviluppo sostenibile per le attività produttive del Comune di Taormina”. Interessante, bella idea detta e scritta così, ma lo zio Giacomo piuttosto che la signora Assuntina si chiederanno: di che si tratta esattamente?

Si decide di “Affidare tramite OdA (ordine diretto acquisto) sul Me.Pa. (mercato della pubblica amministrazione) ad una società con sede in Floridia l’incarico “per lo studio iniziale di programmazione attivazione e monitoraggio delle azioni progettuali nell’ambito dello sviluppo sostenibile per le attività produttive del Comune, in rapporto alle iniziative, regionali, nazionali e comunitarie, consistente in: 1) Analisi ed acquisizione dei dati per la individuazione dello stato di fatto mediante indagine conoscitiva sulle abitudini di acquisto dei consumatori sul territorio comunale e sulla capacità di spesa dei consumatori; 2) acquisizione delle autorizzazioni in atto esistenti per le diverse distribuzioni in uso e degli indicatori demografici; 3) ricerca dati inerenti le attività economiche presenti sul territorio dei flussi turistici e popolazione fluttuante; 4) studio ed analisi del territorio comunale e dello strumento urbanistico”.

Il tutto “per una spesa complessiva di Euro 12.200,00 (iva compresa)”. Non si tratta di una cifra dell’altro mondo – intendiamoci – eppure di questi tempi anche 12 mila euro sono soldi che contano e che possono fare comodo al territorio, specie alle persone che vivono nel disagio economico e sociali. Sono somme che andrebbero impiegate in modo parsimonioso, tanto più se si pensa che il Comune di Taormina vive la stagione del dissesto finanziario.

E allora non vorremmo essere nei funzionari comunali chiamati a firmare una determina come questa, iniziative che evidentemente arrivano su indirizzo della politica. Come pure, fanno bene, benissimo, le società che da fuori si propongono in modo legittimo per ottenere incarichi a Taormina.

Detto ciò, tema: “Come buttare via 12 mila euro?”. Svolgimento da parte del Comune di Taormina con un atto inutile che non si comprende quale utilità concretamente potrà portare al Comune e quale parvenza di giovamento alla città. La risposta la diamo noi e nessuno venga a fare lezioni aggrappandosi mani, piedi e denti sugli specchi: utilità zero, è una determina che appartiene al mondo delle scelte poco oculate (definiamole così). E’ la sfera delle cose virtualmente meravigliose che poi, però, non serviranno a niente.

A Taormina, nel commercio e nelle attività produttive, dove da 20-30 anni a questa parte è stato concesso di tutto e di più, dove ormai non c’è niente (o quasi) da pianificare perché tutto quello che c’era da dare è stato dato. Il dado è tratto, il carro se lo sono portati via con tutti i buoi. Eppure adesso si dispone “una indagine conoscitiva sulle abitudini di acquisto dei consumatori sul territorio comunale e sulla capacità di spesa dei consumatori”. Si parla poi di “acquisizione delle autorizzazioni in atto esistenti per le diverse distribuzioni in uso e degli indicatori demografici” (boh) e “una ricerca dati inerenti le attività economiche presenti sul territorio dei flussi turistici e popolazione fluttuante” (per fare cosa?). E, infine, “studio ed analisi del territorio comunale e dello strumento urbanistico”: peccato che Taormina abbia ancora un Prg approvato nel 1976 e ideato negli Anni Sessanta perché da mezzo secolo a questa parte non si è riusciti a fare un nuovo piano regolatore (o non lo si è mai voluto fare?).

Con tutti i “per carità” del caso, bisogna davvero credere a Babbo Natale e alla Befana per pensare o (auto)convincersi che un atto come questo possa sortire qualcosa di significativo sul territorio. Potranno esserci i soliti sprazzi di hybris local e qualche applicazione monastica di  giustificazionismo, ma la realtà va oltre la fabula.

La riflessione è chiara e semplice: dopo due anni (e col terzo all’orizzonte) in cui ci siamo abituati ad una dimensione di scelte di carattere emergenziale, che talvolta comprendiamo e qualche volta contestiamo ma che poi bisogna accettare tutte perché il momento le impone, a Taormina lo si è compreso che anche un solo euro va speso un modo ponderato e per un fine che sia davvero utile al territorio e alla comunità locale? Con una mano ci si aggrappa alla cultura dell’alibi pandemico e delle ristrettezze per l’emergenza sanitaria e poi con l’altra si buttano via così, dalla finestra, 12 mila euro? Errare humanum es, perseverare autem diabolicum.

“Alibi” è una parola latina che significa “altrove” e un grande regista, altrove nel mondo, disse anni fa: “Do the right thing”, fai la cosa giusta. A Taormina o non si comprende la realtà o si fa davvero finta di non capire. Per andare oltre l’alibi non servono scienziati, basterebbero uomini di buon senso che facciano, anche solo per caso, la cosa giusta. E che non confondano la cosa pubblica con la sagra del Tonno Tonolli.

 

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