Un capolavoro assoluto. Non si può che definire così il programma “Stanotte a Napoli”, trasmesso da Rai 1 la sera di Natale con Alberto Angela, straordinario “Cicerone” che ha portato il pubblico alla scoperta della cultura e della bellezza della città partenopea. Dai vicoli alla scoperta di Castel dell’Ovo, da Piazza del Plebiscito al Palazzo Reale, e poi il Teatro San Carlo, la Certosa di San Martino, San Gennaro e il suo tesoro, il Cristo Velato, il monastero di Santa Chiara, i presepi di via San Gregorio Armeno: “Stanotte a Napoli” ha mostrato tanti luoghi incantevoli, raccontandone la storia, i segreti, i colori e la magia conquistando con merito il 22,7% di share con 4 milioni 154 mila spettatori. Ad arricchire il programma anche artisti di alto livello come Giancarlo Giannini nei panni di Carlo di Borbone, e poi Massimo Ranieri con la sua voce inconfondibile, Marisa Laurito, Serena Rossi e Serena Autieri.

Nell’Italia che si divide sempre e su tutto e tutti, Alberto Angela ha messo d’accordo persino il popolo del Web conquistando una marea di commenti favorevoli per la trasmissione andata in onda sulla Tv di Stato. Il compito non era dei più semplici, perché stavolta non c’era da andare sul “velluto” e raccontare Firenze, Venezia, il Vaticano o Pompei, ma una bellissima città piena di contraddizioni, stereotipata nel mondo anche negli anni recenti dal successo di Gomorra che ne aveva narrato la versione più cruda e violenta. E invece Angela, divulgatore scientifico che incanta e viaggia a vele spiegate sulle fortunate orme del papà Piero, è riuscito a ribaltare il campo: ha spazzato via luoghi comuni e pregiudizi, confezionando un prodotto di altissimo livello culturale.

Questo modo di raccontare la bellezza e di esaltare la storia con un affresco di grande vitalità, di cui Alberto Angela si è confermato un maestro, deve spronare e rappresentare un esempio anche per altre città bellissime come Taormina, capitale del turismo siciliano che proprio insieme a Napoli è la località del Sud più conosciuta nel mondo. Promuovere il proprio territorio, saperlo raccontare e comunicare bene può dare risultati enormi. Ma è una cosa seria e anche complicata, non è un mestiere che si inventa o che si arrangia, non è un’arte che si improvvisa né si compra al supermercato. Taormina non si rilancia mettendo un dj alla consolle che smanetta un paio di brani col corredo di qualche amarcord e di un pò di autopromozione. Roba che farebbe arrossire Alberto Angela per la presunzione di friggere il pesce con l’acqua e poi farlo passare per caviale.

A Taormina la crisi va affrontata e combattuta sul serio, alzando l’asticella di quel che si fa e del come si fa, mettendo da parte il culto della mediocrità, l’autolesionismo feudale dei personalismi di paese e l’arroccarsi su una piccola mentalità di paese che frena la ripresa e vanifica le enormi potenzialità del territorio. Taormina ha una storia importante ma un presente claudicante e deve darsi una mossa se vuole costruirsi un futuro all’altezza. Se vuole riprendersi quel 70% di turisti che non c’è più per quel maledetto Covid e rivivere stagioni di successo e di benessere non deve arrangiarsi: deve ritrovare l’anima che l’ha resa grande e l’identità che non ha più. Ma soprattutto deve tornare ad emozionare.

“In questo consiste la bellezza del nostro patrimonio: nella felicità che ti fa sbocciare nel cuore, quando l’ammiri, quando la respiri ed entri in sintonia con l’ha realizzata, comprendendo pienamente ciò che ha voluto tramandare: non ha solamente realizzato un capolavoro. Quella che è stata scolpita o dipinta, o magari innalzata in cielo. E’ vita”. 

Nessuna notte è infinita. La bellezza può ancora salvarci ma bisogna mettersi nelle condizioni di farsi salvare. La lezione di Alberto Angela parte da Napoli ma vale allo stesso modo per Taormina: “Ogni angolo è ricco di bellezze, storie, passioni, sentimenti che esprimono al massimo, nel bene e nel male, con tutti gli eccessi, la varietà della vita”. Anche a Taormina la vita un tempo alzava il volume. Ed è il momento di tornare a farlo.

 

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