E’ difficile di questi tempi poter dire che sarà un “felice” Natale perché ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, ci troviamo a fare i conti con le restrizioni, con i divieti e con i contagi. Siamo di nuovo qui a raccontare ma soprattutto vivere l’ennesima ondata di paura per colpa di un virus bastardo che ha cambiato le nostre vite e tiene in scacco quell’agognata normalità che mai come oggi desideriamo di poter ritrovare al più presto.

Non sarà un Natale spettrale e chiusi in casa come quello passato, anche se sino a qualche mese fa pensavamo che stavolta avremmo vissuto un Natale quasi normale. Sembravamo avercela quasi fatta, credevamo di averla scampata, in tanti avevano prenotato un viaggio per Natale, all’orizzonte abbiamo intravisto la luce in fondo al tunnel. Quella luce non è svanita, è un pò più lontana. Oggi quel dilagante clima di ottimismo si è di nuovo sopito e facciamo i conti col susseguirsi di varianti che ci riportano sul ciglio di un’atmosfera di precarietà. Omicron sta cambiando lo scenario. Il Covid rende ormai difficili persino le cose più banali da fare, le più ovvie da decidere, se andare ad un cenone o immaginare una vacanza, se incontrare qualcuno oppure no. La paura ci unisce, il virus ci divide. La pandemia ha messo a nudo le nostre fragilità e dentro questo schiaffo che ha stordito e poi sgretolato il nostro crederci al centro del mondo e più forti di tutto, bisogna trovare la forza di un punto comune di ripartenza.

A separarci, più del virus stesso, sono le convinzioni sul modo in cui uscirne. Neanche la scienza è riuscita a metterci d’accordo, eppure i vaccini stanno combattendo un avversario tosto, che non molla e cambia pelle, e questa discussa conquista è l’unica arma che in questo momento abbiamo a disposizione per avere la fondata speranza di avvicinarci al giorno in cui si potrà decretare la sconfitta della pandemia. C’è chi dice sì e chi no a qualcosa, chi è pro o contro qualcuno con un’aspra contrapposizione su vaccini e sui green-pass: tra varianti e contagi, una società lacerata da opposte credenze, teorie e ideologie, confusa dalla conflittualità di teorie, presunzioni e ignoranza, sta facendo il gioco del virus in un confine sempre più sottile tra vittime e artefici di una mannaia globale.

La strada per riconquistare le libertà e la normalità si fa sempre più stretta, il bivio per la salvezza – come a volte accade – è una via di mezzo. E’ sbagliato l’eccesso di chi non ha paura, come non è giusta la speculazione di quelli che declinano il terrore. La paura bisogna annusarla e il nemico va rispettato. Rimaniamo convinti che in questa epoca di incertezza che fa soffrire e disorienta, ognuno di noi debba avere coscienza che questo nemico invisibile esiste e va combattuto, senza la presunzione di sapere ciò che non conosciamo ma con la consapevolezza che il virus non è immortale e non sarà eterno, come niente e nessuno di noi lo è in questa vita. Verrà il giorno in cui ci lasceremo alle spalle l’incubo ma oggi è ancora il tempo ineludibile della resistenza, è una stagione della nostra vita in cui ciascuno di noi è chiamato a fare di necessità virtù: lottare senza eccessi ma con equilibrio e buon senso. Tirare fuori tutto quello che abbiamo ancora dentro dopo due anni di logorante lotta ad un perfido fantasma. Fare la propria parte non solo per proteggere noi stessi ma per difendere tutti i nostri affetti, le persone che amiamo e a cui vogliamo bene, i bambini e gli anziani.

Vogliamo credere che l’anno alle porte potrà rappresentare un altro passo in avanti per lavare il dolore e per portarsi via la tristezza che questi ultimi anni di pandemia hanno generato in tante famiglie. Nonostante tutto ce la faremo.

Intanto vi auguriamo un sereno Natale. A tutti voi, a tutti noi, l’augurio di trascorrere delle festività che siano foriere di cose belle, da vivere insieme, con la luce nel cuore per andare a riprendersi ciò che ci è stato tolto.

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