TAORMINA – Il secondo Natale dell’era Covid, come del resto in verità anche i precedenti, conferma in modo tanto eloquente quanto impietoso che a Taormina si pensa prima al centro storico e poi alle frazioni: anzi – per essere più precisi – ci si concentra quasi esclusivamente sugli addobbi e le luminarie nel “salotto”, lasciando gli avanzi alle periferie della capitale del turismo siciliano. E’ una forma mentis che va avanti ormai da parecchio tempo e non è certo una novità di adesso, non è che con questa Amministrazione è così e chi c’era prima ha fatto diversamente: la situazione di oggi è la stessa di quella che c’era in precedenza, all’insegna di un Comune dove cambiano i musicanti ma la musica è la stessa.

E’ ovvio ed anche comprensibile che si dia una certa attenzione alla piazza IX Aprile e al Corso Umberto ma il problema è che poi nelle frazioni si avverte in modo imbarazzante la pochezza, non solo visiva ma anche nei contenuti di ciò che la gente vede. Si pensa ad addobbare il centro e poi gli avanzi vengono destinati alle frazioni: una visione delle cose palese e innegabile che ha un senso fortemente simbolico.

Non servono troppi commenti nel valutare gli addobbi che da parecchi anni ad ora vengono posizionati a Trappitello come a Mazzeo. Qualche luce alla meno peggio, tanto per assolvere al compito e per poter dire di aver messo le luminarie e poi tanti auguri, buone feste e arrivederci all’anno prossimo. Roba di una tristezza unica, ma peggio ancora una mancanza di rispetto a quei residenti delle frazioni che si sentono presi in giro da una tale tendenza presbide. Manca una visione omogenea del territorio e ciò che i cittadini hanno modo di osservare non afferma una prospettiva di pari dignità (che dovrebbe essere l’abc di un paese) tra il centro e le periferie.

E come si fa a dare torto a coloro che si pongono un dubbio: ma com’è possibile che a Natale le frazioni sono un apostrofo che non conta niente e poi, invece, tra un anno e mezzo si vedranno fervide processioni elettorali di questuanti della politica che si appassioneranno ai problemi delle periferie e come in una improvvisa calata dei Mongoli verranno a pietire consensi a Trappitello e Mazzeo, a Mazzarò, a Bruderi, Villagonia e a Mastrissa? E’ un film già visto e (purtroppo) non passa mai di moda.

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