la Unipol Arena a Casalecchio sul Reno

TAORMINA – La questione dell’eccessivo numero di spettacoli ad agosto al Teatro Antico, che il sindaco di Taormina, Mario Bolognari, ha posto all’attenzione della Regione Siciliana apre le porte all’esigenza di svuotare finalmente il sito archeologico dall’assalto estivo di tanti eventi che coincidono con il periodo di massima affluenza turistica in città e concorrono a creare altro caos, ma a questo punto si potrebbe spalancare pure un portone per l’obiettivo sinora impossibile di provare riempire l’inverno.

Ad oggi la storia la conosciamo ed è quella di una città che d’inverno va in letargo sin da prima della pandemia, senza turisti e senz’anima, in attesa della primavera e di una stagione turistica che anche nelle migliori annate non inizia mai prima di Pasqua. Da novembre a marzo, in sostanza, nulla si fa e nulla sembra potersi fare perché non ci sono le condizioni. Il bel tempo non manca, ad eccezione di un paio di giornate di pioggia (che non possono non esserci), non c’è invece il posto in cui pensare di fare spettacoli per un pubblico quantitativamente importante. Togliamoci dalla testa che il posto alternativo al Teatro Antico possa essere il Palazzo dei Congressi, luogo semmai idoneo a platee più selezionate per il teatro, per la danza e le operette.

E allora chiediamoci se non sia arrivato il momento di considerare quella lettera del sindaco non soltanto come una presa di posizione sull’estate a Taormina ma come il punto di partenza per una riflessione più ampia e più strategica. Forse è giunta l’ora per tentare di realizzare una struttura al chiuso che sia in grado di accogliere i concerti d’inverno. Non a ferragosto ma a gennaio, con la presunzione che Taormina almeno 4-5 mila persone a sera anche in un palazzetto le può benissimo richiamare pure d’inverno.

Una winter arena, dove? Si potrebbe pensare ai terreni dell’ex piscina che ormai andrebbe buttata giù (evidentemente ragionando a monte sui problemi di viabilità e parcheggi) o magari a Trappitello (che – ricordiamolo sempre a chi pensa che Taormina inizia a Porta Catania e finisce a Porta Messina – fa parte del Comune di Taormina). Non importa il luogo e lo decida chi ne ha titolo e responsabilità per queste scelte, serve la lungimiranza e la perseveranza di individuare il posto ed intercettare le risorse (non si tratterebbe di una cifra dell’altro mondo) per costruire un posto che ribalti completamente la visione e la prospettiva di questa città. Altrove ci sono riusciti in pochi mesi, inutile perdersi nella retorica del “negativismo” a priori e ricordare a noi stessi che se ne parla da decenni ma – è vero – non è mai cambiato niente.

Vale zero la dietrologia di quel che non è stato, conta tutto quel che si può ancora fare. Non è mai troppo tardi nella vita, nell’era dei vaccini bisogna prendere la pillola del coraggio e fare un tentativo. Si può, anzi si deve.

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