la SS185 a Trappitello (foto Guglielmo Trusso)

TAORMINA – Strade piene di buche e in qualche caso vere e proprie voragini, rattoppi malriusciti che rinviano i problemi ma non non li risolvono e poi transenne come fossero le stazioni del monopoly. Tante (troppe) zone di Taormina, dal centro alle frazioni, mostrano in modo sempre più evidente i segni impietosi di quello che c’è da fare ma non non è stato fatto negli ultimi 20 (anche 30) anni o che, in qualche caso, è stato fatto decisamente male.

Il tempo porta il conto salato e inesorabile, ma soprattutto visibile a chiunque, di un territorio che pezzo dopo pezzo si sbriciola e subisce ogni pioggia, anche quando non arriva il diluvio ma bastano 10 minuti per allagare le strade e allargare l’elenco delle buche presenti in città. E quel conto lo pagano i cittadini che si ritrovano a muoversi su strade che non sono sicure, spesso piene di insidie sia per chi si muove a piedi che per chi viaggia con un mezzo.

A Trappitello, la Via Francavilla si prepara ad accogliere i 300 passaggi al giorno dei mezzi per i lavori della linea ferroviaria e lo fa con un pienone di buche e marciapiedi dissestati. A Mazzeo le cose non vanno meglio e il lungomare è ridotto a una latrina, nelle altre frazioni la gente si mette le mani nei capelli e si lamenta da tempo immemore come se dall’altra parte ci fossero dei muri sordi e insensibili al grido di dolore collettivo. E le cose non vanno meglio in centro storico dove oltre il Corso Umberto ci sono strade (un esempio tra i vari) come la Via Cappuccini ridotte in condizioni a dir poco indecorose.

Ci sono zone come Mastrissa, o anche Palì, dove forse quelli che hanno amministrato nelle ultime sei-sette legislature Taormina hanno scambiato queste frazioni per i percorsi alternativi da Camel Trophy, lasciando intere famiglie al proprio senza destino nel modo più inaccettabile e ingiustificabile.

E’ la piaga più eloquente, certamente da risolvere al più presto, di una lunga stagione in cui la Città di Taormina è stata amministrata, gestita e interpretata con una visione politica da “ciucci”. Si è preferito l’intervento una tantum e il rattoppino (come fosse un favore al cittadino) anziché risolvere a monte i problemi. In altri casi si è scelto di fare i finti tonti con la nonchalance del menefreghismo. “Non è colpa nostra, quelli che c’erano prima ci hanno lasciato questo e quell’altro problema”, “il bilancio non permette di spendere, non ci sono i soldi”. Il ritornello è storia nota che si tramanda da una legislatura all’altra.

Così adesso sistemare le cose costerà il doppio, il triplo, di quanto sarebbe costato a suo tempo e il Comune – che intanto è finito al dissesto – dirà che non può intervenire.

© Riproduzione Riservata

Commenti