TAORMINA – Doveva essere una condicio sine qua non, quasi una questione di vita o di morte, salvezza o fallimento, iniziare a fare sul serio turismo anche d’inverno e stavolta riuscirci a tutti i costi perché la pandemia è stata una maledetta ladra che si è portata via il 2020 e continua a “rubare” pezzi di economia e di vita anche a questo 2021 che volge al tramonta. Dicevano tutti che dopo il Covid la stagione turistica stavolta si sarebbe prolungata, in un modo o nell’altro, oltre il canonico sipario di ottobre, con la voglia collettiva di trovare in qualsiasi caso un modo per avere un minimo di flussi ricettivi e movimentare il territorio pure nella tradizionale bassa stagione. Ma così non è stato, così non sarà e l’inverno che sta iniziando sarà esattamente come quelli ante-Covid, all’insegna del “ci rivediamo dopo Pasqua” (se non dopo).

Premettiamolo subito: la quarta ondata di una pandemia che sembra non finire più, sta rallentando di nuovo ovunque il turismo, la grancassa della paura riecheggia di nuovo sui media nazionali con i soloni da salotto di nuovo in cattedra, si dovranno rifare le vaccinazioni e siamo ai nastri di partenza della terza dose che forse non sarà neanche l’ultima. Insomma, di fronte a contingenze internazionali, che vanno ben oltre le piccole dinamiche locali, alla fine c’è ben poco da fare e non si possono inventare miracoli.

La pandemia è un dato di fatto ma non può essere un alibi totale. La quarta ondata è arrivata adesso: a Taormina la prospettiva di tentare di vivacizzare l’inverno si è già spenta da un bel pezzo. Lo scorso marzo si parlava di un Natale in grande stile e di un fine/inizio anno in cui si sarebbe fatto di tutto per provare (almeno stavolta) a non chiudere tutto. Ma largamente prima che arrivasse l’ennesima ondata di contagi da Covid la giostra delle buone intenzioni si è fermata e si è, di fatto, rinunciato con ampio anticipo al tentativo di provare ad invertire il trend consolidato del “letargo” socio-economico taorminese da bassa stagione. La Regione Siciliana ha acceso la miccia e poi è scomparsa, il Comune è finito in dissesto a luglio, gli operatori economici hanno recuperato un pò di ossigeno in estate e per adesso il 2021 è finito qui e il film del 2022 è una sceneggiatura in primavera.

Omicron spegne i sogni di gloria del turismo d’inverno ma a Taormina il dato di fondo è che mancava prima e manca ancora adesso la reale volontà di fare turismo d’inverno. Si sta forse vedendo in città gente chissà quale protesta perché si va verso un lungo inverno con almeno altri cinque mesi di calma piatta? Decisamente no, e anche se il momento preoccupa eccome diverse famiglie che soffrono, in generale il clima che si respira in paese è quello di un contesto che si è come assuefatto all’abitudine all’inverno infinito. Pure in tempi di pandemia.

Oltre le solite chiacchiere e le inutili disquisizioni filosofiche che si fanno dalla notte dei tempi, probabilmente non c’è la fame di svoltare davvero e cambiare una situazione nella quale non si comprende sino in fondo che Taormina potrebbe dire la sua pure d’inverno e qualcosa in più la si dovrebbe fare.

Lo scossone chi dovrebbe darlo? La politica che ha portato il Comune al dissesto e che ancora adesso è fresca come una rosa come fossero stati i marziani a provocare il default? Il “partito del 27″ che regge le sorti del paese e a fine mese ha già la “pagnotta” garantita potrà mai avere la stessa spinta di quelli che hanno, invece, un’attività commerciale e rischiano sulla propria pelle perché se non incassano falliscono? E se la politica non ce la fa o non ha chissà quali stimoli, come si può immaginare di svoltare se anche gli operatori economici – a loro volta – anziché andare dritti per la loro strada, fare associazionismo vero e organizzarsi, stanno fermi ad aspettare e dipendere da chissà quali miracoli (che non arriveranno mai) dei governanti locali, regionali e nazionali. O magari il (contro)senso di tutto è più semplice di mille discorsi ed è che a Taormina ci si accontenta di quello che si è fatto in estate? In ogni caso le motivazioni fanno sempre la differenza e senza “fame” il cambiamento è utopia. Il resto è letteratura spicciola.

 

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