TAORMINA –  “Il centro di Taormina non è Taormina. Taormina è la periferia, sono i quartieri spesso dimenticati da tutti. I problemi veri non sono quelli di Corso Umberto, sono solo una parte di un paese multicentrico”. Le parole di Marcello Passalacqua toccano il nervo scoperto di una città, un problema grande come una casa, visibile a chiunque ad eccezione di quelli che governano e hanno governato Taormina da un paio di Amministrazioni a questa parte.

Da tempo immemore si continua a navigare con la convinzione errata e fatale che Taormina sia il Corso Umberto, punto e basta. Eppure già attorno, persino i vicoli soprastanti e sottostanti, sono abbandonati al loro destino. Peggio, molto peggio vanno le cose nelle frazioni e nelle periferie, la terra promessa delle briciole, alla quale dedicare scampoli di tempo, residui di bilanci e promesse quinquennali proferite dai marinai taorminesi della politica al sapore puntuale di una presa per il sedere.

I fatti e la realtà sono poi più ostinati di tanti discorsi e condannano ad una sonora bocciatura intere Amministrazioni che, una dopo l’altra, hanno dimenticato le periferie di Taormina, le hanno interpretate come un problema e non come una risorsa. Le difficoltà, sia chiaro, ci sono e tanto più in un comune oggi al dissesto e in tempi di pandemia ma non giustificano la visione corsoumbertocentrica del territorio, il non capire che le frazioni non sono delle zavorre ma potenziali valori aggiunti per la città e dove in ogni caso ci sono residenti che meritano rispetto e pari dignità.

Mazzeo era e resta un gioiello ridotto ad una latrina. Un disastro, un pianto greco per il quale sono finite pure le lacrime e i residenti in molti casi hanno smesso di sperare in una svolta. Dovrebbe essere il volto bello e orgoglioso di Taormina mare, invece Mazzeo è una frazione abbandonata al suo destino. Un posto consegnato alla mera dimensione stagionale di spiaggia dove andare al mare per due o tre mesi all’anno e poi tanti saluti, sbrigatevela da soli e chi si è visto si è visto. Roba da mettere non il divieto di attendamento per ferragosto ma quello di accesso sine die alla frazione per gli amministratori che umiliano con il loro disinteresse Mazzeo e la sua gente.

Trappitello dovrebbe essere il polmone commerciale di Taormina ma nell’immaginario degli amministratori attuali e precedenti della città era e resta poco più di un dormitorio. Non ci si degna neanche di spazzare la Via Francavilla, i marciapiedi si sbriciolano, la spazzatura resta spesso dov’è, le fognature in alcune zone sono un obiettivo da realizzare (se tutto andrà bene) nel 2050. Il problema per alcuni, addirittura, era la volontà dei privati di investire da queste parti anziché in Corso Umberto, perché tutelare l’economia della città significare salvaguardare il Corso. Se avete un’attività in altre zone, fatevi il segno della croce, se fallirete nessuno si accorgerà di voi.

E poi Mastrissa, Villagonia, Mazzarò, Isola Bella Chianchitta e tutte le altre frazioni in cui si è fatto e si continua a fare poco o nulla, certamente non abbastanza, e dove soprattutto manca persino l’essenziale per garantire condizioni degne di vivibilità.

La parola d’ordine è “Taormina 2023”. L’anno in cui si voterà e le solite facce di bronzo oltrepasseranno le porte di Corso Umberto e da Porta Catania e da Porta Messina si dirigeranno verso il confine della città. Nelle lontane periferie a chiedere il voto e a far cantare la lingua a suon di promesse da spergiuro. Prometteranno ferro e fuoco per poi calare il pacco e fare l’equivalente del nulla alla radice quadrata. E molti ci cascheranno ancora perché a suonare i violini saranno amici, amici degli amici e suonatori vari di chiacchiere in salsa paesana.

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