TAORMINA – Ad un anno e mezzo (o poco più) dal ritorno alle urne, a Taormina la fase finale della locale legislatura (o consiliatura se preferite) scorre sempre più stanca e con il solito carico di disappunto verso i governanti che puntualmente monta inesorabile e accompagna la stagione che porterà al passaggio di consegne da un’Amministrazione all’altra.

In città c’è la pandemia che non molla, c’è il tentativo di ripresa degli operatori economici, e c’è la politica locale che si trascina inconcludente verso l’ennesima campagna elettorale in cui sentiremo le solite cose e al cospetto dei cortigiani trepidanti appariranno da tutte le parti liberatori e salvatori della patria, (tra)vestiti da vergini vestali.

Ma qualcosa vorrà pur dire se le varie Amministrazioni che si alternano al palazzo sono tutte diventate come le occupazioni studentesche e ad un certo punto la folla dei sostenitori si sfila e uno dopo l’altro se ne vanno tutti. Quello di chi governa, si sa, è un carro sul quale si sale quando si vince e si scappa quando la festa volge alla conclusione. Tutto il mondo è paese, dalla notte dei tempi in fondo è così ovunque, con qualche rara eccezione ma Taormina non è tra queste.

Fatta sta che a Taormina il copione non solo è lo stesso ogni volta ma il trend è pure peggiore e rischia di protrarsi a lungo, perché ad oggi c’è ben poco da salvare nel panorama della rappresentanza politica e neanche si intravede all’orizzonte chi possa ribaltare la situazione. Non si vede chi e come possa imprimere uno scossone per rilanciare una città che ha enormi potenzialità ma galleggia come un’incompiuta in sospeso tra sogni e amarcord. Taormina dovrebbe trovarsi di diritto al tavolo delle grandi mete turistiche italiane ma, con la concorrenza spietata che avanza, se non si mette a correre rischia di finire ai margini mentre qui ancora ci si culla sugli allori del passato.

Dicevamo che sembra una scena da occupazioni studentesche. Si cominciava carichi di entusiasmo e determinazione. Per fargliela vedere ai professori e ai genitori che si era adulti, che la didattica la si può organizzare anche da soli. Negli iniziali picchi di entusiasmo si arrivava ad ipotizzare di diventare quasi un modello alternativo da studiare. Poi subentrava, inesorabile, la realtà. La vita scomoda, i genitori che arrivavano a prendere qualcuno per le orecchie, il compleanno dei nonni, etc. E nel giro di pochi giorni si tornava alle interrogazioni canoniche con l’incubo del professore che imbracciava il registro.

A Taormina si respira da tempo quel clima. Si va a votare e ci si infervora, si portano in trionfo i vincitori di turno e li si acclama come salvatori della patria, quindi ci sono 6 mesi di luna di miele, e poi cominciano i mal di pancia dentro e fuori dal palazzo. E nell’era dei social ci pensa chiunque e da qualsiasi posto, basta cliccare e dispensare una bordata in libertà, usare la tastiera come fosse un mitra e piallare gli amministratori di turno. Uno dopo l’altro, i sostenitori (elettori) prendono le distanze, contestano e dimenticano che quelli in carica – oggi come in passato – qualcuno li avrà pur votati. E quando la politica arranca, la soluzione ai problemi diventa sempre la teoria del “vergognatevi, non vi fate più vedere alle prossime elezioni (p.s. ma poi vi voteremo lo stesso)”. 

A Taormina, appare chiaro ed evidente che nella tonnara della politica locale c’è del pesce di modesta qualità da tutte le sponde del mare, e allora i cittadini che intenzioni hanno per i prossimi anni? Quella di limitarsi a farsi prendere per il sedere patteggiando per una lista piuttosto che per un’altra alle elezioni per poi rintanarsi passivamente nei quattro anni successivi ad arrembare dietro lo schermo di un pc? Taormina la si vuole rilanciare delegando in bianco ad altri, che non ce la fanno, il destino dei propri figli e facendo (sterile) protesta senza alcuna proposta, continuando a dividersi e preoccuparsi del vicino mentre gli altri da fuori (comodamente) si prendono quel poco che rimane del territorio?

Il futuro di Taormina passerà ancora dal pretendere l’elemosina di un pezzo di suolo pubblico e dal mettersi a pecora per due-tre mesi ai parcheggi? La scelta è semplice, la scelta di campo anticipa le elezioni, stavolta non è dentro le urne: cambiare mentalità e rialzare la testa per provare a ricreare un tessuto sociale forte a prescindere da chi va a governare oppure continuare a scannarsi per futili questioni col paesano, ancora come “topi e sucalori” (ma senza più il conforto dei grandi taorminesi del passato). In quest’ultimo caso arriveranno i più sentiti ringraziamenti della concorrenza che non ha niente più di Taormina (anzi molto meno) però si è organizzata bene e valorizza il proprio territorio, con delle comunità coese e delle forze sociali ed economiche protagoniste, che fanno la loro parte e fanno la differenza. Senza demandare tutto alla qualità o scarsità dei politici di turno.

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