TAORMINA – E’ trascorsa una settimana dal nubifragio abbattutosi su Taormina (e sul comprensorio) tra il 16 e il 17 novembre scorso, ma il maltempo che da queste parti ha fatto danni, allagato le strade e isolato intere famiglie nelle contrade, non sembra ancora aver insegnato che il pericolo qualche volta ti avverte ma non concede in eterno altre repliche benevoli. La Natura il segnale lo ha già dato e lo si è visto con il torrente Santa Venera.

In una settimana è chiaro che non si fanno miracoli e non si possono smuovere montagne o rimediare d’incanto all’immobilismo di lunga data di quelli che per decenni non hanno fatto niente. Non siamo neanche in Giappone dove costruiscono un’autostrada in 6 giorni, e la vita è complicata nei comuni come Taormina che sono sprofondati nel purgatorio del dissesto.

Né colpe né giustificazioni, le responsabilità però vanno sempre in continuità. Allora il punto è un altro: i torrenti sono stati ripuliti e si è cercato di cominciare a liberarli? Al momento no. Tombini e pozzetti – la cui funzionalità a Taormina è inferiore anche a quelli del Ruanda – sono stati svuotati? Qualcuno forse sì, molti altri no. Si è cercato di fare qualcosa in termini immediati per provare almeno a limitare i danni appena torneranno le piogge nelle zone dove le fognature sono un disastro totale o nemmeno esistono?

Al momento il maltempo dei giorni scorsi ha lasciato in eredità la paura (tanta e del tutto comprensibile) dei cittadini e soprattutto di quelli che vivono nelle contrade, c’è stata poi la solita preventivabile coda di polemiche e discussioni varie. Oltre il contorno di chiacchiere di palazzo e teoremi da bar, la situazione è esattamente quella di prima. Rimane una fragilità di decenni che non si cura con un’aspirina e neanche con un colpo di bacchetta magica.

Il problema è che a Taormina non si comincia mai a mettere il primo mattone di una svolta, si rimanda, si aspetta non si sa bene chi e come, ci si perde nei formalismi e quando si spegne pure l’onda emozionale dei fatti si posticipa ciò che dovrebbe rappresentare una priorità assoluta. Da qualcosa e da qualche parte si comincia ma non a Taormina, dove nel complesso si ha la perenne convinzione di avere tutto sotto controllo e di stare sempre dalla parte della ragione ma poi non si ha la percezione effettiva e sino in fondo della realtà. Salvo poi ritrovarsi con una città fuori controllo e in balia totale dell’ira funesta della Natura, quando arrivano le piogge. In quei frangenti rimane solo da farsi il segno della croce e sperare che non ci scappi il morto.

Giove non t’incazzare, sfogati altrove e lascia in pace i torrenti: qui c’è da pensare alle luminarie di Natale in piazza IX Aprile e ai concerti della prossima estate al Teatro Antico.

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