il caro-affitti a Taormina

TAORMINA – Neanche la crisi globale, nemmeno il vento della pandemia che continua a soffiare ferma il caro affitti a Taormina, terra meravigliosa ma patria delle contraddizioni dove il buon senso troppo spesso è un optional e anziché venire a miti pretese ci si fa ingolosire dalla possibilità di “spararla grossa”.

Se qualcuno pensava che in tempi complicati come questi i prezzi degli affitti per un locale commerciale nel centralissimo Corso Umberto, o magari in qualche altra zona “appetibile” della città, sarebbero calati, aveva evidentemente fatto male i conti. Al momento, infatti, a quanto risulta continuano a registrarsi situazioni in cui chi è interessato a fare un investimento in città si vede recapitare la richiesta esorbitante di importi che vanno dai 4-5 mila euro per un piccolo immobile ai prezzi top (da svenire) sino a 15-16-18 mila euro per gli edifici più appetibili. Nulla che ci scandalizzi, tra l’altro – sia chiaro – è legittimo che il proprietario di un bene chieda quanto ritiene più opportuno. La legge gli consente di chiedere la luna e pure i pianeti, il mercato pure: magari ci si dovrebbe ricordare che Taormina – come il mondo intero – è reduce da due anni di tsunami per l’emergenza e tanti imprenditori e commercianti per un anno sono stati costretti dal Covid al fatturato zero. Si dovrebbe avere la lungimiranza e l’intelligenza di venirsi incontro e chiedere di meno, dare modo di restare in vita a chi ancora ci mette la tasca e ha il coraggio di fare impresa a dispetto dei tempi duri. Senza tralasciare l’elementare considerazione che pretendere di meno è una rinuncia che si traduce in un vantaggio a lungo andare perché spesso è sinonimo di maggiori possibilità di vedersi corrispondere con regolarità il canone di locazione. Sparare l’impossibile diventa invece il viatico perfetto per mandare gambe all’aria il locatario di turno (che in alcuni casi non paga più e resta dentro l’immobile almeno per due anni perché in Italia gli sfratti hanno tempi biblici).

Che il problema permanga lo ha confermato anche il presidente dell’Associazione Imprenditori per Taormina, Carmelo Pintaudi. “I prezzi sono rimasti quelli, non c’è stato il fenomeno del calmieramento delle cifre che auspicavamo alla luce della crisi”. Pintaudi lamenta per la categoria cifre che arriverebbero – per il massimo esponente di Aipt – persino in qualche caso alla richiesta record di 16 – 18 mila euro. “Il Comune – spiega Pintaudi – continua a ribadire di non poter fare nulla per far calmierare i prezzi degli affitti perché si tratta di immobili privati ma ha le sue responsabilità, ha fatto anzi la sua parte affinché si determinassero prezzi così alti e insostenibili, e vorremmo sapere, a tal proposito, l’ente locale sia riuscito a riscuotere i propri canoni d’affitto”.

Il problema, insomma, non è stato scalfito dai riverberi dell’emergenza sanitaria e una riflessione generale e costruttiva, nell’interesse di tutti, andrebbe fatta. Anche per mantenere in vita il tessuto socio-economico locale e per non consegnarne ciò che ne resta a chi da fuori si è preso ormai il carro con tutti i buoi e in qualche caso ha fatto di Taormina l’eldorado del “lavato con Perlana”. 

© Riproduzione Riservata

Commenti