TAORMINA – La Via Arancio nuova sede di un Circolo Canottieri. Ci sarebbe quasi da sorridere se non ci fosse in realtà da piangere. Ci sarebbe da fare questa ed altra ironia se non ci fosse da arrossire di vergogna. E la vergogna è quella di un Comune, quello di Taormina, che da anni consente la situazione che si ripete puntualmente a Trappitello, in Via Arancio, in concomitanza con la pioggia: la strada che si allaga e diventa impraticabile, come fosse davvero una vasca all’aperto dove fare canottaggio. I cittadini a piedi non possono uscire di casa, le auto sono costrette a transitare in mezzo all’acqua alta e accade persino che una scuola rimanga isolata. Giove Pluvio, è vero, ci mette del suo e scatena la sua ira funesta con inusuali piogge insistenti ma l’uomo che fa per limitare i danni? Da queste parti nulla.

Mercoledì 17 novembre 2021 l’Istituto Pugliatti – il plesso scolastico con il maggior numero di iscritti dell’intero comprensorio ad un certo punto ha dovuto comunicare con un messaggio social: “Per maltempo e i danni riportati alla centralina telefonica la scuola è rimasta irraggiungibile”. E’ la fotografia impietosa di una zona dove ha sede una scuola, ci  abitano attorno parecchie famiglie e a poca distanza si trova pure una stazione ferroviaria (Alcantara) ma in quest’ampio perimetro il sistema per la raccolta e deflusso delle acque è inesistente. Incredibile eppure vero, anche perché parliamo di Taormina e non di uno sperduto villaggio del Burundi.

Il Comune di Taormina ha fatto sapere che ha dato mandato per predisporre la progettazione esecutiva per porre rimedio al problema (cosa indubbiamente apprezzabile) ed è chiaro che la sofferenza di oggi è figlia della strafottenza di ieri e per 30 anni tutte le Amministrazioni di Taormina se ne sono altamente fregate della Via Arancio. Da queste parti si rilasciavano soltanto concessioni edilizie per costruire villette e complessi residenziali mentre le opere di urbanizzazione essenziali non c’erano e non ci sono neanche adesso.

A questo punto serviranno 700-800 mila euro per fare quello che non è mai stato fatto negli anni: un sistema di raccolta delle acque non lo si può realizzare dall’oggi al domani. Se fossimo in Giappone, dove si costruisce un’autostrada in 6 giorni sarebbe forse possibile il miracolo ma l’Italia è la terra del combinato disposto, dei permessi di 30 enti e della burocrazia che prima ti fa venire i capelli bianchi e poi ti dà il via libera per fare i lavori. E’ prevedibile che tra la progettazione ed il tentativo poi di ottenere un finanziamento passerà qualche annetto prima che si intervenga. E nel frattempo la Via Arancio rischia seriamente di restare condannata per molto tempo al “rituale” della pioggia che ogni volta invade la sede stradale, va ad inghiottire i marciapiedi e allaga la zona sino a bussare alla porta di casa dei residenti. Con tutti gli annessi e connessi ben preventivabili in termini di pericolo per l’incolumità delle persone. Ne consegue che servirebbe subito perlomeno una soluzione tampone per provare a limitare i danni e ridurre i rischi.

Anche perché in tutto questo c’è un fattore non secondario da evidenziare: lungo la Via Arancio è stata posizionata una cabina elettrica che con le piogge finisce sott’acqua.

A questo punto ci scapperà prima il morto per il perdurare dell’inerzia sui torrenti o il malcapitato di turno sarà invece qualche povero cittadino che, presto o tardi, si troverà nell’istante sbagliato in Via Arancio e finirà folgorato da qualche scarica elettrica? Quelli che hanno competenza ad intervenire riflettano, si passino una mano sulla coscienza e provvedano. Ma ora, prima che sia troppo tardi.

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