il cedimento del muro d’argine dello svincolo autostradale di Giardini Naxos della A18

TAORMINA – Strade che diventano fiumi in piena, torrenti fuori controllo, zone isolate, frane e pezzi di arterie che crollano, cittadini costretti a barricarsi in casa e sempre più incazzati. Il 17 novembre a Taormina e anche a Giardini Naxos ribadisce il copione col brivido delle piogge che puntualmente mettono in ginocchio il primo polo turistico siciliano. Il maltempo imperversa e affonda la lama nel burro delle strade di un territorio dove le condotte di deflusso delle acque non funzionano e in alcuni casi nemmeno esistono. Tra la serata di ieri e l’intera mattinata odierna si è riproposto il disastro delle contrade isolate, dei torrenti che si scatenano e stavolta la piena del Santa Venera ha comportato il cedimento del muro d’argine dello svincolo autostradale di Giardini Naxos della A18, con conseguente cedimento della sede stradale e solo per miracolose circostanze non c’è scappato il morto.

Ma, oltre la cronaca spicciola degli accadimenti di queste ore, che purtroppo segue sempre dinamiche ormai note, c’è da chiedersi se davvero da queste parti sia chiaro che di questo passo ci scapperà il morto. A Taormina e dintorni si sta scherzando con il fuoco e prima o dopo qualcuno pagherà l’inerzia di 30 anni di inerzia, o se preferite il francesismo di strafottenza. Tutti hanno costruito strafregandosene delle opere di urbanizzazione, gli amministratori di turno e i vari funzionari comunali hanno consentito l’impossibile e i risultati adesso sono impietosamente sotto gli occhi di chiunque. Alle porte del 2022, quando piove rimane una sola cosa, forse due: chiudersi in casa oppure se ci si trova per strada bisogna farsi il segno della croce

E’ normale che gli abitanti di circa 30 contrade vengano considerati residenti di serie C e che i cittadini di Mastrissa debbano fare il Rally di Montecarlo per uscire o tornare a casa? E’ normale che in Via Arancio vada in scena la sistematica vergogna di una strada che diventa una vasca da bagno all’aperto, dove in certi momenti come stamattina si potrebbero fare le gare di canottaggio? E’ normale che le frazioni vengano abbandonate come fossero una periferia di guerra? E’ normale che nel Santa Venera ci sia dentro una foresta e, anziché perdersi nelle supercazzole burocratiche, non ci si premura di pulire il letto del torrente? Da Bruderi a Chianchitta, da Trappitello a Villagonia, da Mazzarò a Mazzeo, è normale che i politici si facciano vedere una tantum, per le elezioni e poi per qualche comparsata, strafregandosene di questi territori? Non è normale che sia normale, o forse sì. A Taormina la roulette russa va avanti sino a quando il malcapitato di turno ci lascerà le penne e saremo qui con qualche famiglia rovinata e tutto attorno un pianto collettivo di lacrime di coccodrillo. Si raccoglie quel che si semina e di certo non saranno le insurrezioni social a cambiare la musica.

Il tempo dei rattoppi alla meno peggio non basta più, è una stagione finita: i nodi vengono al pettine e siamo approdati al punto di non ritorno. Se la politica non ce la fa e non è all’altezza e se la burocrazia va alle calende greche e gioca con la vita delle persone, non si può perdere altro tempo ad attendere miracoli che non arrivano. Non sarà uno scazzo social con una tastiera a fermare una bomba d’acqua e una colata di fango: i cittadini si organizzino e facciano squadra sul serio, pretendano con determinazione le opere di salvaguardia dell’abitato ed esigano la messa in sicurezza del territorio con esposti (non lettere, esposti) e con tutti gli altri strumenti che la democrazia consente. Occorre chiamare gli enti competenti a fare la loro parte e al rispetto del loro compito. Senza se e senza ma.

C’è in gioco il diritto alla vita, una cosa sacra che appartiene a tutti, e prima o dopo, continuando di questo passo, si incepperà anche l’arma provvidenziale della buona sorte. Ora bisogna cambiare passo e prendersi ciascuno le proprie responsabilità. Tutti, tutte.

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