Una parte del tesoro di un costruttore considerato tra i protagonisti del sacco mafioso di Palermo sui cui aveva indagato il giudice Giovanni Falcone, era rimasta all’estero. Un’inchiesta del servizio centrale operativo della Polizia, coordinata dalla Procura diretta da Francesco Lo Voi, ha seguito i soldi di Francesco Zummo, dal Liechtenstein fino alla Svizzera e infine all’Albania.

Nelle scorse ore Zummo è finito ai domiciliari, per auto-riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori (quest’ultimo reato con l’aggravante di mafia). E’ stato invece accompagnato in carcere uno dei più noti commercialisti palermitani, Fabio Petruzzella, accusato di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante di mafia. Petruzzella, tra i suoi impegni professionali, è stato negli anni scorsi anche Consulente economico del Comune di Taormina, presso il quale ha ricoperto in sostanza di esperto dei conti di Palazzo dei Giurati nella passata legislatura.

Intanto – come riporta il quotidiano Repubblica – sono stati sequestrati venti milioni di euro in Albania. L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo di Palermo e dall’aggiunta Marzia Sabella. “La nuova frontiera del contrasto alle organizzazioni mafiose resta l’attacco ai patrimoni – dice il prefetto Francesco Messina, il direttore centrale anticrimine della polizia di stato – ancora una volta le indagini hanno fatto emergere la presenza di insospettabili che mettono a disposizione le proprie competenze per la gestione degli affari e di patrimoni sporchi che emergono dal passato”.

“In questo caso – si legge su Repubblica -, la procura di Palermo ha lavorato in stretto contatto con la procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata di Tirana. Altri arresti sono stati eseguiti in Albania: “Sono indagati alcuni cittadini che hanno consentito il riciclaggio della somma di 20 milioni di euro riconducibili a Cosa nostra”, informa un comunicato della procura di Palermo.

In contemporanea, sono scattati anche dei fermi emessi dalla Procura di Napoli, nell’ambito di un’altra inchiesta per riciclaggio. L’indagine dello Sco diretto da Fausto Lamparelli ha scoperto che uno degli indagati è coinvolto nella rete che ha consentito a Zummo di gestire il suo tesoro all’estero.

“Zummo è stato certamente un imprenditore colluso con Cosa nostra – hanno scritto i giudici della corte d’appello che l’anno scorso gli sequestrarono un patrimonio di 150 milioni di euro – avendo intrattenuto rapporti personali, amicali ed economici con diversi esponenti mafiosi di primissimo piano, quali Vito Ciancimino, Salvatore Scaglione, Raffaele Ganci (divenuto capo della famiglia mafiosa della Noce negli anni Ottanta) e quindi Vincenzo Piazza, suo consuocero dal 1987”. Oggi, Zummo ha 89 anni, è uno dei custodi dei segreti di Palermo. Il giudice Giovanni Falcone era arrivato a lui indagando sull’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, il nome di Zummo era poi tornato nel corso dell’inchiesta sulla Pizza Connection, il più grande affare di droga mai realizzato da Cosa nostra fra il Medio Oriente e gli Stati Uniti.

Fra il 2006 e il 2009, il costruttore è stato processato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma la vicenda giudiziaria si è conclusa in parte con l’assoluzione, in parte con la prescrizione. E’ andato avanti il procedimento per le misure di prevenzione: prima è scattato il sequestro, poi il dissequestro anche in appello, infine al confisca lo scorso dicembre dopo un annullamento con rinvio da parte della Cassazione. Sequestrato, dissequestrato in primo e secondo grado, e infine confiscato lo scorso dicembre dopo un annullamento con rinvio del processo da parte della Cassazione. Il patrimonio di Zummo viene stimato in 150 milioni di euro, una parte era rimasta all’estero dove è stata scovata dai poliziotti del Servizio centrale operativo”.

© Riproduzione Riservata

Commenti