TAORMINA – Non c’è pace per Asm e stavolta si apre uno squarcio di apprensione anche al Comune di Taormina. Le vicende giudiziarie di questi giorni movimentano il fine anno politico taorminese, con la concreta prospettiva di scuotere poi anche il 2022, e adesso torna soprattutto alla ribalta l’eterno problema dei rapporti tra Comune e Azienda Servizi Municipalizzati. Un padre e una figlia che si amano e si odiano, litigano per riappacificarsi (col contorno mutevole di attori e figuranti vari che non cambia la sostanza) e che poi, volente o nolente, tra mille tempeste hanno sempre bisogno l’uno dell’altro e finiscono a braccetto, con tutti gli annessi e connessi che tale scenario kafkiano può comportare.

Asm è uscita dalla liquidazione più lunga del mondo dopo 10 anni, con il Comune si è chiusa la questione altrettanto chilometrica del dare-avere, i conti dell’azienda ora respirano ma il rovescio della medaglia resta pieno di ombre che non si smacchiano. Ed è così da tanti anni. La chiusura della liquidazione poteva essere l’occasione per disegnare una prospettiva nuova, di autonomia giuridica e di libertà d’azione per Asm, si parlava da tempo immemore di realizzare una Spa e dell’opportunità di trasformare comunque l’azienda in qualcosa di differente rispetto a quel che è stato sino ad oggi: cioè un ibrido che, a seconda delle convenienze, è pubblica o privata. Ma in entrambi i casi il telecomando era e resta sempre in mano al Comune e per la politica taorminese non può essere altrimenti, ne ha un disperato bisogno che le cose continuino ad andare così. Tutto cambia perché nulla affinché nulla cambi. Così Asm è destinata a tornare presto nello stesso pantano da dove è appena uscita e al Comune si andrà avanti come sempre, con la stessa imperturbabile leggerezza che ha portato l’ente al dissesto.

Ora però la partita a tennis è alle battute conclusive e tutto attorno si dirada la nebbia della gioviale contesa di fantozziana e filiniana memoria, si vedono le mani che impugnano le racchette, e si sentono le voci dei tennisti, di chi serve e di chi riceve. Non c’è dritto e neanche rovescio. Non è nemmeno il tempo di uno scambio disinvolto e stucchevole da fondo campo, quello in cui si limita a buttare la palla oltre la rete, nell’altra metà campo. In un modo o nell’altro, la partita è arrivata all’ultimo scambio. E’ l’ora in cui a volte la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare o magari tornare indietro. Con un pò di fortuna va oltre e si vince. Oppure no, e allora si perde. Da che parte cadrà la palla?

 

 

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