Nicola Garipoli (foto Filippo Puglia)

TAORMINA – Nel giorno in cui arriva la notizia della nomina dei commissari per il dissesto finanziario a Taormina, il decreto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di fatto certifica il fallimento della classe politica taorminese che ha gestito la città nell’ultimo ventennio. Un fallimento che può anche essere negato negli artifizi dialettici, perché si dirà che i Comuni oggi non falliscono, non possono fallire e vengono così accompagnati nel purgatorio assistito del dissesto finanziario e delle procedure che poi ne conseguono. Nella sostanza è un fallimento inequivocabile senza se e senza ma.

Se Cristo s’è fermato ad Eboli, la Città di Taormina è rimasta invece ferma all’epoca d’oro di Nicola Garipoli, un sindaco morto da più di 30 anni e che le nuove generazioni non hanno mai conosciuto ma che ancora oggi viene citato ed evocato come se la sua scomparsa fosse avvenuta ieri. Un taorminese scomparso al crepuscolo degli Anni Ottanta è diventato nell’immaginario collettivo il punto di rottura tra il periodo più esaltante della storia della città e l’immobilismo dell’epoca successiva, una lunga stagione fatta di sogni infranti e caterve di problemi irrisolti.

Da quel momento la storia della città si è arenata in una sequenza di Amministrazioni naufragate in fotocopia. La prima Giunta di Mario Bolognari ha proposto allora l’interessante progetto di Carta 93 e ha fatto vedere cose buone, la seconda Amministrazione Bolognari tra il 1997 e il 2001 è finita ben presto in minoranza. Quindi è arrivata nel 2002 la Giunta di Aurelio Turiano, con una maggioranza spaccatasi dopo 6 mesi e decaduta anzitempo con la scomparsa del sindaco nel gennaio 2006; stessa cosa avvenne con Carmelantonio D’Agostino eletto nel 2006 e prematuramente morto nell’autunno del 2007 mentre una parte della sua maggioranza già “lavorava” al dopo. Poi tra il 2008 e il 2013 c’è stata la Giunta di Mauro Passalacqua, abbandonato da una parte dei suoi stessi alleati e spinto dalla sua stessa delusione a non ricandidarsi. Ha deluso anche la successiva l’Amministrazione di Eligio Giardina che, al netto delle luci del G7, ha mostrato solo ombre e verrà ricordata per tre giunte ed altrettanti assessori cambiati in cinque anni. Così come sin qui non sta brillando neanche l’attuale Amministrazione che ha visto nel 2018 il ritorno di Bolognari.

Ma il vero problema della Città di Taormina non può essere semplicisticamente o strumentalmente ridotto alle vicende del sindaco di turno. La questione, semmai, è la pochezza conclamata di una intera classe politica che si è rivelata inadeguata. Tutta gente che fuori dal palazzo può aver fatto bene, anche benissimo, ed è riuscita ad affermarsi nelle proprie attività personali ma che in politica ha fatto poco e male, palesando inconsistenza e spesso persino spocchia.

E allora non è un caso che nel 2021 a Taormina sia ancora vivo il ritornello de “quanto erano belli i tempi di Garipoli”, che tradotto significa un periodo in cui Nicola Garipoli ha fatto cose importanti e le ha lasciate scolpite e ben impresse nell’immaginario collettivo, ma al palazzo comunale c’erano tanti nomi di profilo alto: da Garipoli ad Eugenio Longo, Aurelio Turiano, Franco Raccuia, Aldo Bonaventura, Franco Trifiletti, e diversi altri ancora tra i quali anche lo stesso Mario Bolognari allora giovane ma già in auge (nel 1976 fu eletto deputato alla Camera).

Volti di una caratura di gran lunga superiore – senza offesa per nessuno – alla carovana politica paesana di questi tempi. E lo stesso Bolognari (non potrà ammetterlo ma ne siamo certi) avrà piena consapevolezza del vacuo livello che lo circonda al palazzo comunale. Ma il sindaco stesso qualcosa di meglio poteva e doveva cercare nel perimetro della sua squadra, per dare lustro a una città che ha grandi potenzialità e merita di più e per imprimere un segno di positività ad una legislatura che, invece, alla fine si consegnerà agli archivi in continuità alle precedenti e come quella del dissesto. E soprattutto del de profundis di una lunga stagione amministrativa che ha costretto Taormina a vivere di ricordi e rimpianti.

 

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