TAORMINA – Le indagini della Procura della Repubblica di Messina su Asm, con ulteriori possibili riverberi all’orizzonte, scuotono il fine anno a Taormina ma soprattutto assumono i contorni di un principio di burrasca che valica i confini dei fatti in oggetto e delle dinamiche in senso stretto dell’azienda. Lo scossone di questi giorni rischia o promette (a seconda dei casi) di tradursi nell’anticamera di uno spartiacque nella storia recente di Taormina.

Dal tramonto della Prima Repubblica sino ai giorni nostri, Taormina è rimasta un’immacolata isola felice, oasi immune alle intemperie ed estranea ad ogni forma di reprimenda delle debolezze umane, un posto dove – stando ai formalismi delle cronache consegnatesi agli archivi – nella pubblica amministrazione, dai politici di turno sino ai funzionari per arrivare all’ultimo degli impiegati, tutti hanno sempre avuto un comportamento esemplare. Da 30 anni a questa parte a Taormina la giostra è sempre andata avanti, anche quando si avvertiva una parvenza di puzza di bruciato e anche quando sembrava che qualche inciampo fosse dietro l’angolo.

Taormina rievoca per alcuni tratti il Colosso di Marussi, diario di un’avventura alla scoperta di un mondo unico e stupefacente, dove si narra la bellezza ma c’è anche la miseria di un paese che è ancora un sacro recinto, con ritmi, tempi e riti tutti suoi.

All’Asm, in verità, di cose ne sono accadute e la storia dell’azienda è un concentrato di ombre assai più significative di qualche contatore forse dismesso e rivenduto a terzi (fatti questi ultimi che, tra l’altro, ad oggi sono ipotesi di accusa e che dovranno trovare conferma nei vari gradi di giudizio). Negli anni sono state sequestrate vagonate di atti, c’è stato un gran via vai ma dopo ogni accenno di temporale la nebbia si è diradata ed è sempre tornato il Sole in Vergine ad allontanare cupi presagi.

Poco male, meglio ancora al Comune di Taormina, dove ancora oggi mancano all’appello circa 30 milioni di euro di imposte non riscosse, ma nessuno è in grado di spiegare come si sia arrivati a questo punto e se sia normale che la stessa classe politica che avrebbe dovuto vigilare è la medesima che se ne lava le mani e ne parla con disinvoltura. Eppure i numeri fanno arrossire di vergogna anche perché non parliamo di una metropoli come Roma o Milano ma di una piccola cittadina di 11 mila abitanti. Non riscuoti? Non risani, così la tagliola della Corte dei Conti è arrivata inesorabile, ha sgretolato le presunzioni di Taormina e l’ha spedita al dissesto finanziario.

Mentre dalle parti dello Stretto si volgeva lo sguardo per lo più alle vicende della tirrenica, nella perla dei “finti tonti”, al Comune di Taormina, c’è gente che ci ha messo parecchia mostarda sopra: politici, dirigenti e persino impiegati elevati da soldati semplici a ufficiali di comando. Ma il perimetro del peccato, alla fine, da 20-30 anni a questa parte è stato ricondotto e circoscritto solo ad un dirigente “infedele”, ripudiato dalla pletora di quelli che sino al giorno prima bussavano ai suoi uffici per chiedere cortesie. Uno per tutti ha pagato a caro prezzo con la sua vita, mentre attorno ci si è affrettati a squagliarsela come i topi che abbandonano la nave. Nessuno sapeva, nessuno vedeva e tanti hanno avuto una gran fretta di scaricare le colpe, dimenticare e – peggio ancora – consegnare in solitudine una persona al suo amaro destino.

Ciò nonostante, a Taormina la storia degli ultimi decenni è una vasca da bagno che sarebbe in grado di fare impallidire anche i notabili mummificati della cripta di Savoca.

Magari presto o tardi semmai, si arriverà, ad esempio, pure a una stretta su altri contesti, attenzionando il “sottobosco” (di ieri e oggi) delle partecipate perché, al netto delle trame di Asm, Taormina è un epicentro variegato di opportunità da orgasmo tantrico. Avete presente quei posti poco visibili dove magari potrebbe bastare una determina e un colpo di penna per regalarsi con qualche sporadica comparsata una tantum anche più del compenso che un padre di famiglia porta a casa in un anno intero? Nudi alla meta, senza macchia e (sinora) senza patemi.

Anche stavolta, d’altronde, la politica locale nei giorni della polveriera all’Asm, cerca di defilarsi e tenersi lontana dall’eco delle indagini. Ma soprattutto prova a mettere in scena il solito copione, nasconde la testa sotto la sabbia, si prepara a scaricare il peso delle vicende sul singolo anziché entrare nell’ordine di idee di assumersi le proprie responsabilità e riconoscere l’inadeguatezza (da una parte e dall’altra di tutti coloro che si sono alternati al potere ormai dagli Anni Novanta) a reggere le sorti di Taormina.

“Eppur si muove”, diceva però qualcuno e da Messina pare sia arrivato il segnale che da queste parti qualcosa sta cambiando e su Taormina comincia a soffiare il maestrale. Taormina non è intoccabile, non è inespugnabile. Nessuno può sapere quello che succederà nei prossimi mesi ma le indagini della Procura sembrano un avviso ai naviganti. Ora tutto può accadere, anche a Taormina. La prima sveglia l’ha data la Corte dei Conti, l’altro segnale è arrivato dalla Procura.

“Gutta cavat lapidem”, “La goccia scava la roccia” diceva un proverbio latino: l’acqua non può intaccare e scavare le pietre, perché sono dure e resistenti, ma, cadendo goccia dopo goccia, riesce a scavarle. E allora a Taormina forse certe dinamiche work in progress devono far riflettere e potrebbero, di riflesso, rappresentare il momento di discontinuità rispetto ad una certa ostinazione nel non voler comprendere che le stagioni della vita passano e, nel bene e nel male, c’è un tempo per tutto. Prima o poi arriva l’ora fatale in cui si oscura la vallata e, a quel punto, non c’è più modo di arroccarsi al presente né per illudersi di sopire in eterno pezzi di passato.

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