TAORMINA – Ci sono contesti dopo la storia è più forte di tutto e riesce a spianare la strada anche a dispetto dei limiti umani. E’ il caso di Taormina (ma si potrebbe dire lo stesso di Giardini Naxos), dove si sta cercando di affrontare la crisi innescata dalla pandemia e di superare due anni terrificanti che avrebbero abbattuto anche un toro perché hanno raso al suolo la quasi totalità delle presenze turistiche in un territorio che di turismo vive e non può farne a meno. Nel caso di Taormina, al netto di altri colpi di coda dell’emergenza sanitaria e nonostante il sostanziale immobilismo locale, alcune aziende del settore turistico stanno ricevendo segnali confortanti in vista del 2022.

E’ ancora presto per dire come andrà la prossima stagione ma soprattutto negli hotel più importanti le prime prenotazioni stanno già arrivando. Alla fine, di riffa o di raffa, la gente a Taormina verrà e ancora più numerosa di quest’anno. Poi che ci sarà la clientela straniera, quella italiana piuttosto che l’assalto del “mordi e fuggi” è un altro capitolo, ma la capitale del turismo siciliano era e resta la meta più ambita e più visitata in Sicilia. Su questo non si discute.

Taormina si conferma più forte della pochezza conclamata e dell’autolesionismo cronico e soprattutto di una classe politica che (tutta) l’ha spinta nel baratro del dissesto finanziario e ancora oggi – come da 20 anni – non riesce neanche a comprendere che per valorizzare la città e farla svoltare non basta mettere l’abito da sera al Corso Umberto, da Porta Catania a Porta Messina, per poi lasciare in braghe di tela le frazioni. Manca la perspicacia del fare quelle poche cose ma buone, essenziali, che non necessiterebbero di chissà quali risorse ma di idee e buona volontà. Ci si è ormai assuefatti alla forma mentis del così è non può essere altrimenti: all’immagine del lungomare di Mazzeo ridotto a una latrina piuttosto che la Via Francavilla dove i marciapiedi sono sporchi che più sporchi non si può, mentre Mazzarò, Chianchitta, Mastrissa, Villagonia e le varie altre frazioni sono dimenticate da tempo immemore. Non si riesce ad uscire dal cliché di una narrazione che da sempre guarda con priorità al salotto di Taormina e lascia le briciole alle periferie e le umilia. Addirittura ci si preoccupa se arrivano i privati ad investire a Trappitello, piuttosto che sul Corso Umberto, dove intanto non ci si accorge che già da anni da fuori si sono presi tutto e i taorminesi rimasti si contano sulle dita di una mano.

Taormina potrebbe e dovrebbe mettere, insomma, le sue potenzialità su un piano inclinato in discesa, invece naviga dentro l’autolesionismo zavorrante di un campo ristretto e si ritrova poi nella condizione dei salmoni.

Ma, nonostante tutto e tutti, le previsioni (e non solo quelle) portano fortemente a prospettare che nel 2022 si avrà un anno importante per il turismo e si comincerà a rivedere una parte di quel turismo straniero evaporato a causa della pandemia. La forza della storia e la potenza della bellezza di questa città, che nel tempo hanno incantato e fatto innamorare milioni di persone, si confermeranno, ancora una volta, un paravento provvidenziale per trainare Taormina nella sfida alla crisi. Per fortuna Madre Natura e le illuminate civiltà che ci hanno preceduto, hanno lasciato in eredità un pilota automatico, in grado di fare la differenza, mascherare le magagne e compensare (almeno in parte) i limiti umani per guidare il territorio verso quella ripresa che tutti auspichiamo.

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