cenere dell'Etna nei sacchetti a Trappitello il 31 ottobre 2021

TAORMINA – E’ trascorsa ormai una settimana (e di più) da quando sabato scorso la pioggia nera proveniente dall’Etna è arrivata anche a Taormina. In alcune zone, bene o male, la cenere vulcanica è stata rimossa ma come tante altre cose anche questo servizio è stato effettuato “alla meno peggio”. Via tutto e in fretta dal salotto della città, una lustrata al Corso Umberto, una ripassata nelle principali strade, da qualche altra parte la si sposta a bordo strada e poi per tutti gli altri pazienza e arrangiatevi. Si può attendere e si può soprattutto “fetiri” per dirla in espliciti termini dialettali. Gran parte del lavoro, in verità, è stato fatto dai cittadini, che si sono rimboccati le maniche in modo esemplare e la cenere dell’Etna l’hanno raccolta e poi depositata ai lati della strada nei sacchetti. Ed è ancora lì. Chi la dovrebbe rimuovere e soprattutto quando verrà fatto? Chi la toglierà dalle strade? Chi porterà via i sacchetti?

Non serve un trattato filosofico: a Taormina il Comune paga per il servizio di raccolta rifiuti quasi 4 milioni di euro all’anno ed è una cifra che deve (stra)comprendere anche questa tipologia di emergenze, senza se e senza ma. Tutto il resto e le supercazzole burocratiche sui capitolati, gli impegni di spesa e le capienze o non capienze del bilancio, sul contratto Aro da firmare e che ci sia stato sinora una gestione provvisoria, etc, lasciano il tempo che trovano. I limiti palesi e impietosi del servizio di nettezza urbana c’erano con le ditte precedenti e ci sono anche adesso, e allora forse viene da pensare che non si debba scaricare la colpa sulla ditta incaricata di volta in volta e meno che mai sul personale addetto, che fa ciò che gli viene detto di fare o non fare. E’ chiaro anche ai bambini di 2 anni che, nel gioco delle parti, non vedremo mai le imprese del settore, tutte e nessuna esclusa, strapparsi i capelli perché è rimasta la cenere a Mazzeo piuttosto che a Trappitello. Tocca al Comune imporsi.

Il Comune faccia un ordine di servizio perentorio. Si faccia valere, con la pretesa che per quei quasi 4 milioni che l’ente (ovvero il cittadino) paga le strade vengano pulite a dovere e non solo il Corso Umberto, perché non c’è una Taormina di Serie A e l’altra di Serie C.

Allo stesso tempo emerge che le criticità di oggi sono sempre quelle che si sono puntualmente viste anche nelle precedenti Amministrazioni. Non servono e non risolvono le cose i “processi” al singolo, all’assessore Scibilia, al quale forse si può chiedere semmai (questo sì) di battere i pugni sul tavolo, ma che comunque si impegna, ci mette generosità e lo fa senza farsi prendere dalla “selfite acuta”, eppure spesso diventa poi il centro di gravità permanente delle critiche della minoranza e persino ingeneroso oggetto di “fuoco amico” (per dinamiche di poltrona???).

La verità è che Taormina è uno di quei posti dove spesso per risolvere le cose che non vanno si dovrebbe, anzi si deve, cambiare il metro, andare controcorrente e fregarsene del contorno. E allora il Comune pretenda che il servizio venga svolto al meglio e all’altezza di una capitale del turismo, e nessuno venga a raccontarci per la cenere la parabola dei capitolati del bilancio e la favola dei rifiuti “speciali”, come se la cenere vulcanica fosse una scoria radioattiva o un residuo precipitato dal pianeta Marte.

In altre città, all’estero e anche in Italia, le strade sono (tutte) sempre pulite a tal punto che quasi ci potresti mangiare. Capitolo a parte, ovviamente, è l’inciviltà genetica di alcune persone ma si sa che la madre degli zozzoni è sempre gravida, e comunque in questo caso si parla soltanto di cenere dell’Etna. Morale della favola: la cenere dell’Etna va rimossa in 48-72 ore, non in 20 giorni.

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