Da giorni la Sicilia e i siciliani sono sotto assedio per l’emergenza maltempo e per il rischio del ciclone mediterraneo Medicane poi denominato Apollo. Oltre la paura di tutto quel che di catastrofico sin qui si è paventato e per il persistere della massima allerta che al momento, tra l’altro, non è ancora finita ufficialmente, è già tempo delle prime riflessioni e rimane qualcosa di positivo e altro di negativo al tramonto di questa settimana infernale.

I siciliani tanto bistrattati hanno dato l’ennesima prova di maturità e tenuto un comportamento esemplare. Al cospetto di uno scenario molto preoccupante, e nella consapevolezza che con la Natura non si scherza, la gente si è chiusa in casa come fosse un altro lockdown e anche quando è uscita lo ha fatto prestando attenzione agli sviluppi incerti della situazione.

E se al momento si contano soltanto 3 morti (le vittime della tragedia di Catania) e c’è comunque Siracusa in forte difficoltà (ma per fortuna non si segnalano vittime), è anche perché la gente si è attenuta con scrupolo alle norme comportamentali e ha messo al riparo se stessa e gli altri. Con la stessa, identica, lucidità che i siciliani hanno dimostrato quando fecero l’unica cosa possibile nei giorni tremendi del lockdown Covid e si barricarono in casa, mentre l’Italia e il mondo dicevano tutto e il contrario di tutto e non sapevano ancora che pesci pigliare nella lotta al virus.

Doveroso appare evidenziare la mobilitazione della Protezione Civile che si è attivata con un’organizzazione capillare e senza precedenti in tutta l’isola, con uomini e donne, volontari e mezzi, una “macchina da guerra” approntata in poche ore per prepararsi ai soccorsi, a fronteggiare la minaccia del ciclone-uragano, e per non lasciarsi cogliere di sorpresa da quel che si è temuto sino ad oggi. E’ un impegno silenzioso e straordinario quello dell’apparato della Protezione Civile, ma anche di tante altre associazioni – tutte e nessuna esclusa – che sono scese in campo, anzi in strada, senza paura, mettendosi a disposizione con il cuore e con generosità.

E poi il brutto di queste giornate: il solito cinismo patetico di quelli che hanno dato per fatto uno scenario da ecatombe in Sicilia, dicendo e scrivendo cose come “la Sicilia ora può solo pregare”, “Sicilia senza scampo”, “la Sicilia verso l’Apocalisse”, sino ad un senso di delusione quando si è appreso che Apollo pare dirigersi il mare aperto e allontanarsi dalla nostra isola. “L’Uragano Apollo al momento risparmia la Sicilia”, “Sicilia stavolta miracolata”, “la Sicilia si è salvata”.

C’era da attendersi decisamente maggiore rispetto e più attenzione anche per il dramma verificatosi a Catania, dove i morti sono stati 3 ma potevano essere molti di più e i danni sono stati pesantissimi. Eppure non si è visto nessuno che sui media nazionali abbia lanciato sottoscrizioni con tanto di Iban come avvenne per Venezia. Catania non sarà Venezia ma è una grande città e le è dovuto – lo ribadiamo – rispetto e idem a tutto il popolo siciliano. Ogni dramma deve unire, non dividere. E non ci sono alluvioni o morti di serie A e altri di serie B, nubifragi che meritano i titoloni e gli speciali in tv con le dirette non stop di ore e altri eventi avversi che, invece, vanno in coda ai tg (persino stavolta che si parlava di un uragano).

E adesso che Apollo va (cosi sembra) verso il mare aperto e che ci auguriamo non faccia nessun colpo di coda, la Sicilia che non ha mollato è pronta a ripartire. Non si è piegata di fronte alla pandemia, ha resistito tante altre volte e si rialzerà anche nelle zone colpite come Catania e Siracusa. Perché saper soffrire è nel dna dei siciliani, non da oggi ma da sempre.

Intanto la Sicilia e i siciliani hanno dato, di nuovo, una lezione di civiltà e tenacia a chi non ama, e anzi invidia, la nostra meravigliosa terra. Con tanti saluti ai soliti gufi e ai vari spaventatori che pure stavolta hanno invocato sciagure e inneggiato alla morte: erano pronti a brindare ma pare proprio che dovranno andare a comprare il Maalox.

© Riproduzione Riservata

Commenti