Lilly Labonia

GIARDINI NAXOS – “Tanto rumore per nulla. Sono passati poco meno di 400 giorni dall’insediamento dell’Amministrazione Stracuzzi, l’Amministrazione che doveva voltare pagina, che puntava sulle competenze e sulla preparazione della “nuova classe dirigente” proposta alla città. A distanza di un anno dal loro insediamento al governo della città, purtroppo, nulla è cambiato”. Lo afferma in una nota l’aggregazione Agorà, guidata da Lilly Labonia, che nel 2020 fu candidata sindaco nella sfida poi vinta dall’attuale primo cittadino Giorgio Stracuzzi.

“Siamo di fronte ad una maggioranza raccogliticcia, litigiosa – evidenzia Labonia -, in pratica divisa sin dal proprio insediamento che non ha portato nessuna novità amministrativa reiterando metodologie politiche fallimentari che in forma dialettale si potrebbero riassumere con le espressioni: “ama vinciri” (bisogna vincere) – “sava essiri dassupra” (bisogna trovarsi lassù). Politiche che tanti danni hanno causato alla città”.

“Non apparteniamo – rimarca Labonia – a coloro che si ispirano al “tanto peggio tanto meglio” e che oggi godono nel vedere una città in forte difficoltà. Siamo dispiaciuti ed amareggiati per lo spettacolo andato in scena nell’ultimo consiglio comunale dove tra “distinzioni” e “citazioni dantesche” gli attori in campo hanno perso di vista il ruolo a cui sono stati chiamati dai cittadini: governare la città, dare risposte a problemi ed esigenze dei cittadini e della collettività”.

“Facciamo appello al sindaco, Giorgio Stracuzzi, affinché trovi lui la soluzione alle divisioni, ai distinguo, alle palesi incapacità quotidiane nell’affrontare l’attività amministrativa da parte di chi ha ricevuto deleghe assessoriali per cui non è all’altezza. La città di Giardini Naxos non può più attendere né tantomeno assistere a teatrini di basso ceto mentre il paese affonda in ataviche problematiche che vengono costantemente ignorate. Signor sindaco, trovi lei la soluzione, rimetta insieme i cocci e dia una meta alla “carovana” altrimenti la novità e la competenza, tanto decantate in campagna elettorale, diventano un triste ’’assalto alla diligenza”. Amare la propria comunità è certamente spendersi e mettere a disposizione degli altri il proprio tempo e le proprie competenze. Amare la propria comunità è anche fare un passo indietro quando non si è all’altezza del ruolo a cui si è stati chiamati dai cittadini”.

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