TAORMINA – Arriva il maltempo e a Taormina riaprono le piscine. Non si tratta però quella comunale di contrada Bongiovanni, chiusa dal marzo 2017, ma della vasca artificiale all’aperto di via Arancio, a Trappitello. Le piogge ripropongono, infatti, in queste ore l’emergenza di una zona dove c’è una scuola e si va alla stazione, ma soprattutto abitano parecchi residenti, eppure la raccolta delle acque era e resta una chimera. L’immagine impietosa, che non necessita di troppe spiegazioni, è quella della sede stradale inghiottita dalle acque come se questa strada fosse un lago artificiale.

Acque meteoriche, condotte per il deflusso delle acque? Da questi parti sono elementi sconosciuti, ascrivibili alla categoria degli ET perché la politica taorminese – non da oggi ma decenni – da queste parti i voti li ha chiesti e li ha avuti ma ha ricambiato con un sonoro “chi se ne frega” delle opere di urbanizzazione essenziali per una viabilità e una vivibilità all’insegna della sicurezza.

Il problema di questa zona è una storia nota, se ne parla ogni volta che si riaffacciano le piogge e puntualmente la strada si allaga. Non è mai cambiato nulla e a questo punto è d’obbligo una riflessione con annesso interrogativo: ma in Via Arancio per fare la raccolta delle acque si aspetta che prima o poi ci scappi il morto?

Repetita iuvant: in Giappone hanno ricostruito un’autostrada in 6 giorni, in Cina hanno fatto un grattacielo di 57 piani in 19 giorni e tirato su un palazzo di 10 piani in meno di 29 ore: a Taormina servono 30 anni per (non) fare una condotta e un paio di tombini. Roba da guinness dei primati dell’immobilismo. Anzi del menefreghismo.

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