TAORMINA – Meno 69% nel 2020, poi + 39% questa stagione, in Sicilia si fanno i conti sullo tsunami prodotto dal Covid ai danni del turismo e ci si aggrappa alla parvenza di ripresa che si è intravista in qualche modo quest’estate, con un luglio e agosto caratterizzati per lo più dall’assalto mordi e fuggi alle località come Taormina in primis.

Bene, e speriamo che il 2022 sia ancora meglio e ci restituisca i turisti stranieri: ma nel frattempo d’inverno si va tutti a dormire e si aspetta la primavera? Così pare. La tendenza che si va prospettando è questa e come al solito da queste parti ci si è persi tra tanti annunci e troppi spot per i mesi del bel tempo senza comprendere che, bene o male, poi l’estate in Sicilia cammina da sola con il pilota automatico. E all’autunno e all’inverno chi ci ha pensato? Si è detto, in verità, che ci sarà un Natale speciale, fantasmagorico e meraviglioso. A Taormina lo si è annunciato in termini ufficiali e la Perla dello Ionio è stata individuata come luogo simbolo dei piani della Regione.

Speriamo che sia così, ma poi il tempo si allunga come una lama, il calendario è inesorabile e siamo a fine ottobre, quindi al Natale mancano ormai anche meno di due mesi. E’ chiaro che le somme si tireranno sulla base dei numeri stessi, sulle presenze turistiche (quelle da altre regioni italiane e dall’estero) che questo Natale si registreranno da queste parti e non sulle incoraggianti chiacchiere che ci circondano ma non ci ammaliano. Si sa che poi le belle parole, se non accompagnate dai fatti, si squagliano sempre sugli scogli della realtà oggettiva.

La previsione – ma saremo lieti di sbagliarci – è che magari qualcosina si farà ma nella sostanza è già sceso il sipario sul 2021 e l’attenzione è ampiamente rivolta al nuovo anno, anzi alla primavera e alla prossima stagione turistica. Quindi, nel frattempo, vedremo le solite chiusure – incentivate dalla crisi Covid – e si prospetta un inverno complicato per tante famiglie, a partire dalle migliaia di persone che vivono con un impiego stagionale e hanno finito di lavorare e resteranno a casa sino almeno a Pasqua. E in Sicilia sono davvero tante, tantissime.

E’ un copione che non cambia e che si ripete, in modo ancor più accentuato, anche in tempi di pandemia. In Sicilia c’è un paradiso che il mondo ci invidia e si potrebbe ribaltare la situazione con un pò di lungimiranza e di buon senso, ma si perde tempo a programmare l’estate che non avrebbe bisogno di grandi programmi e si promuove da sola. E l’inverno?

Scommettiamo che pian piano e appena l’emergenza (sanitaria ed economica) si attenuerà, si tornerà alle tendenze ante-Covid, del facciamoci la vacanza all’estero con tanti saluti a chi rimane qui a gennaio e febbraio? Si scrive destagionalizzazione, si legge utopia. E la convinzione che si rafforza è che da un lato manca la capacità materiale di invertire la rotta ma forse ancor prima latita la volontà reale di allargare davvero la stagione turistica e spingersi oltre i mesi del bel tempo.

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