TAORMINA – Mentre l’opposizione resta un cantiere aperto con l’irrisolto rebus dei vari colonnelli che si sfidano per i più alti gradi, la corsa alle prossime elezioni a Taormina attende il suo snodo principale nella decisione dell’attuale sindaco Mario Bolognari di correre per la riconferma o fare un passo indietro.

L’inconfessabile tentazione del primo cittadino era e rimane quella di restare in campo e inseguire il poker storico di successi dopo quelli del 1993, 1997 e 2018, perché la consapevolezza è quella di potersi trovare davanti un’autostrada per la riconferma a sindaco di Taormina. Ma si fa concreta anche la possibilità che Bolognari possa decidere di salutare tutti e congedarsi dalla politica attiva, che lo ha visto tre volte sindaco, ancora prima deputato nazionale a Roma e nella quale ha ricoperto importanti ruoli di partito e al vertice di enti (Asia, Distretto Taormina, etc).

In ottica 2023 Bolognari pensa ad una scelta simile a quella di Sergio Mattarella, il Capo dello Stato che ha già suonato la sveglia ai vari contendenti e ha messo un punto, senza farsi tirare per la giacchetta e facendo capire di non avere l’ambizione di ricandidarsi al Quirinale e rifare il “parafulmine” ai partiti. In fondo, con le differenze del caso tra le vicende del Quirinale e quelle di Palazzo dei Giurati, la politica trova un comune denominatore nell’istinto che porta ad aggrapparsi spesso a chi può sbrogliare la matassa e sopperire alle malcelate carenze altrui. Bolognari a Taormina è tornato in campo nel 2018 sulla spinta generale dell’esplicita ammissione di quella grave crisi che caratterizzava allora e affligge ancora adesso la politica taorminese. In quel vuoto abissale l’attuale sindaco non ha avuto grandi difficoltà a salire in cattedra, ad ergersi a protagonista e così centrare la sua terza affermazione su altrettante candidature alle elezioni comunali.

A 71 anni già compiuti e verso i 73 quando scadrà il suo mandato nel 2023, Bolognari sta valutando se fare una scelta personale e lasciare la scena politica. Potrebbe decidere di dare priorità ai suoi affetti e alla propria famiglia e dedicarsi ai propri impegni culturali. Ma, di riflesso, Bolognari – sulla stessa lunghezza d’onda delle citate vicende romane – potrebbe ritenere che sia arrivato il momento di non togliere anche stavolta le castagne dal fuoco a quella politica che non sa rigenerarsi, non trova nuove figure di riferimento e sogna le poltrone ma poi spesso preferisce tirare le fila dietro le quinte. E nel caso specifico Taormina è una città piena di controsensi, che si culla da troppo tempo sui bei ricordi del passato, dove si strepita e si scalpita ma le vere responsabilità sono in pochi quelli disposti davvero a prendersele.

I prossimi anni, in ogni caso, saranno complicati e faticosi per chiunque sarà il prossimo sindaco e ci sarà da gestire il dopo-pandemia con tutti gli annessi e connessi del caso, in termini politici ma soprattutto di dinamiche sociali ed economiche sul territorio. Serviranno spalle larghe e non basteranno selfie da fiaba, omelie social e quadretti del mulino bianco per provare a tenere la rotta e portare la città in acque sicure.

E’ storia ampiamente nota che a raccogliere il testimone del professore nell’aggregazione di governo dovrebbe essere Mario D’Agostino, ma al netto di patti più o meno scritti e staffette reali o presunte, una decisione finale e ufficiale del sindaco di Taormina al momento non c’è. Tutto può ancora accadere.

Bolognari tirerà le somme valutando le diverse facce della medaglia e anche tenendo conto delle insistenze dello “zoccolo duro” che non è convinto delle alternative e vorrebbe spingere per una ricandidatura.

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