TAORMINA – Ad un anno e mezzo dal ritorno alle urne, nulla di nuovo sotto il sole (almeno per il momento) in vista a Taormina per lo scenario amministrativo che riguarderà il periodo 2023-2028. Il quinquennio all’orizzonte sarà forse uno dei più complicati di sempre nella storia della città, perché di fatto la pandemia lascerà in eredità un dopo-guerra socio-economico e i veri effetti dell’uragano che ha investito il mondo intero forse ha ragione chi ritiene che si siano visti ancora soltanto in parte.

Eppure a Taormina si va verso la solita giostra di nomi, con 10, 15 persone che intendono (auto)candidarsi a sindaco, pronti a recitare la sinfonia dell’“io prima di tutto”. Ci si candida non si comprende esattamente per fare cosa e con quale ambizione oltre quella dell’orgasmo personale di poter indossare (o almeno sognare) la fascia tricolore e sentirsi chiamare “signor sindaco”. Ma l’idea del territorio e la visione della città quali sono e dove si trovano? Praticamente nessuna. Zero assoluto, non c’è traccia di questi aspetti, non se ne parla e quando sarà il momento ognuno sparerà le solite fesserie di circostanza, magari scopiazzando programmi e diciture degli anni passati. (Auto)candidarsi è la sola cosa che conta, e per quella può bastare una bella foto col sorriso strappa consensi, qualche dichiarazione di circostanza, un pò di minchiate social e la faccia giusta per illudere i cittadini con le solite promesse da marinaio.

E’ un fenomeno da psicoanalisi di superficialità egocentrica conclamata, elevata all’ennesima potenza, per alcuni versi quasi pietosa, che forse è un unicum in Italia, visto che neanche a Milano o Roma si sono mai visti così tanti (auto)candidati alla sindacatura e neanche una contesa dove fare un passo indietro sia quasi considerato “motivo di offesa personale”. Ad oggi è la solita fiera paesana del tutti in campo: nudi alla meta, con l’esercito di se stessi, senza truppe e senza una proposta in grado di far svoltare il paese.

Musica, musicanti, è bella l’allegria: più si avvicina l’appuntamento con il voto e più ci si autoconvince di poter recitare un ruolo che in tanti casi è troppo più grande di quel che si desidera. E’ un pò come immaginare che un dignitoso flautista o un bravo suonatore di tamburelli, da un giorno all’altro, possano farsi bastare una giacca, una cravatta e una bacchetta per andare a dirigere l’orchestra della Scala di Milano.

Mai mettere limiti alla provvidenza ma nei prossimi anni a Taormina non sarà il tempo dell’improvvisazione e delle piccole logiche di quartiere di quelli che scendono in campo solo per tenere a galla amici, parenti e comparelli. Serviranno scelte forti per riprendere la navigazione. Ci sarà da lavorare sul serio per tornare sui livelli del 2019 e per non farsi mettere all’angolo dalla concorrenza spietata di tante altre mete turistiche che avranno molta più “fame” di prima. La missione sarà decisamente complicata.

E’ diritto di tutti sognare una sindacatura, un ministero e la presidenza della Repubblica ma la realtà poi alla fine è più tosta dei bei propositi e delle ambizioni d’argilla. E allora la speranza è che, in un modo o nell’altro, prevalga il buon senso e che ci sia la capacità di fare una lucida analisi della situazione sfoderandosi in molti casi la mente e gli occhi dalle frenesie personali. E dalla solita voglia di prendere per il sedere la gente.

 

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