TAORMINA – Gli esperti ne sono convinti e quasi certi: il 2022 sarà l’anno del ritorno al turismo pre-Covid con i numeri, gli annessi e connessi di tutto ciò che era stato il mondo sino al 2019. Dopo il grande incubo del virus, il peggio sembra alle spalle, il disastro colossale è una ferita ancora aperta ma qualche parvenza di ritorno alla vita vera e di normalità la si è già intravista concretamente quest’anno e il prossimo dovrebbe davvero essere (finalmente) il momento della svolta.

A prospettare una ripresa significativa del turismo non è una realtà qualsiasi e la previsione che fa ben sperare adesso arriva da un’autorevole fonte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ed è supportata da una più ampia analisi delle odierne dinamiche.

Le frontiere si vanno riaprendo, la gente ha voglia di lasciarsi alle spalle la pandemia e soprattutto il calo dei contagi sta facendo crescere la fiducia delle persone a riproiettarsi verso il ritorno alla vita che ha preceduto la iattura planetaria del Covid. Gli indicatori dicono che la situazione va migliorando e anche Istat ha reso noti i dati relativi alla fiducia dei consumatori e delle imprese e da questo quadro emerge che i cittadini dimostrano un ritrovato ottimismo nei confronti del mercato: nel luglio 2021 si è registrato un indice di 116,6 contro il 115,1 di giugno e il dato è destinato a consolidarsi.

Le mete del turismo internazionale sono pronte a riabbracciare quei turisti stranieri che sin qui per gran parte sono ancora una chimera ed il bel ricordo di un’altra epoca. Di certo c’è che bisognerà farsi trovare all’appuntamento perché tutti si stanno già attrezzando e nessuno vuole restare indietro. Si va verso una competizione spietata per provare a recuperare il terreno perduto e dentro questa sfida senza appello c’è anche Taormina.

La capitale del turismo siciliano spinge per ritrovare i turisti stranieri, da sempre linfa vitale del movimento economico di questo territorio. Ma il 2022 diventerà anche un’annata spartiacque anche per scansare un “trappolone” dove c’è il serio rischio di restare incartati: bisognerà decidere su quale turismo si vuole puntare e agire di conseguenza, perché altrimenti Taormina verrà travolta come quest’estate dall’invasione clamorosa degli avventori di prossimità con un territorio rimasto, a quel punto, paralizzato ed invivibile per i residenti e soprattutto per il turista che arriva qui da altre parti d’Italia o dall’estero e spende cifre importanti per soggiornare nella Perla dello Ionio. E non a caso poi gli hotel a cinque stelle (e non solo quelli) sono costretti, a loro volta, ad offrire pacchetti sempre più caratterizzati da escursioni fuori città ai loro clienti e li dirottano altrove per salvarli dalla confusione bestiale che regna sovrana in paese. E allora stavolta è arrivato il momento di una scelta di campo non più rinviabile. Nell’ora di una competizione durissima con le altre mete dell’ospitalità italiane ed estere, non si potrà continuare a fare finta di niente e sarà indispensabile cucirsi addosso un vestito, far capire al turista se Taormina è una città dedita al turismo di massa o se la vocazione sarà quella di alzare l’asticella. Taormina non può più continuare ad essere né carne né pesce e tutto ed il contrario di tutto. Le potenzialità per fare bene ci sono tutte, la bellezza dei luoghi non è seconda a nessuno ma la filiera deve ripensare la sua proposta, reinventarsi lì dove è necessario e adeguarsi ai nuovi trend di un mondo che cambia. Darsi un’identità chiara e forte, decidere cosa si vuole e parametrare l’offerta di conseguenza. Possibilmente elevandone la qualità.

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