Enzo Buciunì (foto Alfio Barca)

TAORMINA – Si è conclusa in Corte d’Appello l’odissea giudiziaria del 51enne taorminese Vincenzo (detto Enzo) Buciunì, arrestato e poi condannato in primo grado a 3 anni e otto mesi di reclusione nel settembre del 2020, con il rito abbreviato davanti al gup, per le gravi accuse di tentata estorsione e atti persecutori.

“In appello – come riporta Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud – è stato tutto ribaltato, i giudici lo hanno assolto con la formula «perché il fatto non sussiste», ed hanno disposto anche la trasmissione degli atti in Procura «per la sue valutazioni in ordine alla posizione» della parte offesa del primo grado processuale, che a suo tempo denunciò l’uomo. La presunta vittima, compagno della sua ex, aveva infatti raccontato di richieste di denaro anche sul luogo di lavoro, minacce verbali e telefoniche anche ad altri familiari. In realtà un quadro che stando alla sentenza d’appello era del tutto privo di fondamento”.

“Il radicale cambiamento di prospettiva – riporta Anselmo – è stato reso possibile grazie alla riapertura del dibattito in Appello con la riconsiderazione da parte del collegio giudicante di alcune testimonianze che hanno praticamente smontato la ricostruzione dei fatti che era stata ritenuta credibile durante le indagini e nel procedimento di primo grado”.

“Ed è la tesi – si legge nell’articolo della Gazzetta del Sud – sostenuta sin dalla prima ora dal difensore di Buciunì, finito poi agli arresti domiciliari per questa vicenda, l’avvocato Gianfilippo Brunetto, il quale nel corso del suo intervento in appello ha parlato di una vera e propria “macchinazione” ordita ai danni del suo assistito, con una rappresentazione dei fatti totalmente falsata, come ad esempio per le famigerate telefonate di minacce che in realtà si poteva evincere sin dalla prima ora dai tabulati – ha affermato il legale -, in alcuni casi avevano avuto addirittura un percorso diverso, vale a dire erano state effettuate dalla cosiddetta parte offesa per far comparire il numero del Buciunì”.

L’avvocato Brunetto ha parlato anche di “natura calunniosa di tutte le dichiarazioni delle persona offesa” e di “un piano architettato per liberarsi del Buciunì“, ed ha affermato che “è sconvolgente pensare che le dichiarazioni della sola persona offesa, unico elemento intorno a cui ruota l’intero impianto accusatorio, si ergano a verità assoluta”. 

© Riproduzione Riservata

Commenti