TAORMINA  – Ricordate la celebre espressione di Renato Pozzetto, quel suo “Eh la Madonna”? E’ una frase entrata di diritto nell’immaginario e nel lessico di tante persone, certamente uno dei modi più sintetici ed emblematici per raccontare quelle cose che sorprendono o fanno una certa impressione.

A Taormina tale esclamazione l’avrà fatta qualcuno trovandosi al cospetto di un’ora di fila da Mazzeo a Spisone e poi a Taormina centro, o magari nel vedere Isola Bella con la spiaggia talmente strapiena di avventori da farli sembrare delle sardine. Ma immaginiamoci quella stessa espressione di Pozzetto negli occhi e nelle valutazioni dei turisti stranieri.

Di certo ha fatto una certa impressione ma forse non doveva sorprendere più di tanto l’invasione che ha caratterizzato la città nella stagione estiva ormai giunta al crepuscolo. Al netto dei turisti stranieri che pian piano stanno tornando, la capitale del turismo siciliano ha affrontato l’invasione senza tregua di migliaia di persone, per lo più provenienti da ogni zona della Sicilia ed anche dalle regioni più vicine. Un pienone che ha ricordato l’era pre-Covid, un afflusso che ha nettamente superato il 2020 e che, secondo molti, ha persino portato in città un flusso antropico che va oltre i livelli degli anni passati, quando ancora la pandemia non esisteva. Strade intasate, viabilità in tilt e tutto il resto: lo scenario è già ampiamente noto, lo si è visto, non servono troppi commenti e non c’è molto altro da aggiungere. Non servono inutili polemiche da bar e non risolvono le cose le interpretazioni dei fatti poi fine a se stesse.

Una riflessione, però, è d’obbligo: in un’estate come questa, dove tante famiglie non avevano la possibilità di concedersi vacanze all’estero o in altre mete lontane sia per via della crisi e di un ridotto margine di spesa, sia per le restrizioni sanitarie e la chiusura di alcuni corridoi turistici, perlomeno in Sicilia forse non era così impossibile da immaginare che la stragrande parte dei siciliani si sarebbero riversati in massa a Taormina per concedersi una giornata al mare, qualche ora a chilometro zero o quasi nella località più affollata dell’isola. Questa situazione di caos micidiale la si è vista e la si vedrà in modo identico, altrettanto, l’anno prossimo, perché comunque la pandemia non scomparirà dall’oggi al domani e gli strascichi rimarranno almeno sino al 2022 (se non oltre), e Taormina era, è e rimarrà la meta preferita da migliaia di persone che programmeranno di fare tappa da queste parti in un modo o nell’altro.

La tendenza al turismo di massa, al mordi e fuggi o in qualsiasi altro modo lo si voglia chiamare è come un timer che è già stato azionato e farà il suo corso. E allora bisogna prepararsi alla prossima invasione e attrezzarsi. La questione va ben oltre la circolazione veicolare, il ragionamento non si può fermare alle diatribe paesane su qualche senso unico e investe in termini complessivi diversi altri ambiti che messi tutti insieme determinano poi la vivibilità di un territorio. Dalla viabilità ai parcheggi, dalla lotta all’abusivismo nell’extra-alberghiero al decoro del territorio e tanto altro: la sfida che attende al varco Taormina da qui alla prossima estate, chiama in causa tutti e la realtà urge cominciare a pensarla e guardarla in faccia non dal giugno che verrà ma da adesso. Non a partire da domani ma da ieri.

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