il ministro Massimo Garavaglia

Volge agli sgoccioli la stagione turistica e soprattutto nella località che vivono di un turismo estivo come Taormina ora l’avvento dell’autunno e poi soprattutto dell’inverno assumono le sembianze di una montagna da scalare a mani nude per migliaia di lavoratori stagionali. E se già era così da parecchi anni a questa parte, figuriamoci oggi in tempi di pandemia. L’estate ha fatto registrare un gran pienone di turisti ma agosto non è mai stato l’ago della bilancia e il sapore effimero dell’estate non compensa e non sposta gli equilibri complessivi di una stagione corta alla quale sta per seguirne una assai più lunga e sarà quella in cui, al netto delle diatribe su annessi e connessi come il reddito di cittadinanza, molta gente resterà a casa e farà una gran fatica a sopravvivere per 6 o 7 mesi e a mantenere le famiglie. Una condizione di sofferenza acuita pure da fattori come la legge Naspi che ha distrutto il vecchio sussidio della indennità di disoccupazione che dava ossigeno nei mesi invernali a tanti addetti ai lavori di comparti come quello alberghiero, nella ristorazione e nel commercio.

“Non ci saranno ulteriori contributi a favore degli operatori turistici danneggiati dalla pandemia. La nostra missione, anche se definita mission impossible, è quella di far lavorare gli operatori, con l’obiettivo fin da subito di consentire le riaperture in sicurezza delle attività”, afferma il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. A proposito dei dati degli ultimi mesi Garavaglia ha sottolineato che “il risultato è positivo perché i dati provvisori, avremo a breve quelli definitivi, dicono che in tante realtà si superano i dati del 2019. Per cui l’estate è andata bene e non è ancora finita perché è in corso ancora una coda importante: c’è metà settembre e un pezzo di ottobre”.

“Chiaro che è la media del pollo: c’è chi è andato molto bene e chi meno bene – ha proseguito il ministro – Poi, un conto è il turismo italiano e un altro è quello straniero. Negli ultimi mesi sono tornati un po’ di stranieri ma il flusso non è quello che c’era prima del Covid. Ma questo perché c’è ancora il Covid. Il nostro obiettivo è ora mettere tutti nelle condizioni di lavorare: abbiamo aperto per non chiudere più. Il che vuol dire organizzare già da adesso la stagione sciistica permettendo ai gestori di aprire gli impianti rimasti fermi fino a primavera inoltrata. Dopo, insieme con gli enti locali, stiamo approntando un piano di sviluppo del turismo in Italia. Sappiamo di essere il Paese più bello del mondo, ma dobbiamo chiederci come mai a gennaio siamo il Paese più cliccato del mondo e a dicembre, a consuntivo, siamo quinti o sesti. Vuol dire che nel frattempo qualcuno ci ‘bagna il naso’, pur non avendo i fondamentali che abbiamo noi. Bisogna migliorare tantissimo la promozione turistica, la conoscenza, dei nostri luoghi – ha concluso Garavaglia – perché abbiamo potenzialità enormi, e se guardiamo il bicchiere mezzo pieno vuol dire che possiamo recuperare quote di mercato. Mentre gli altri stanno vendendo quello che non hanno, noi stiamo vendendo male cose che abbiamo. Per cui i ristori fanno parte del passato, noi abbiamo bisogno di far lavorare gli operatori”.

Ma nei posti come in Sicilia dove l’inverno da sempre è lungo e avido di soddisfazioni per il turismo e di certo non c’è una stagione sciistica, qual’è la prospettiva? Il nulla sostanziale. Dall’invasione mordi e fuggi di agosto al deserto invernale il passo sarà impietosamente breve e al momento non si possono fare paragoni di alcun genere con il 2019, che per tanti motivi va considerato un’altra era geologica. “La media del pollo” è uno spauracchio sul quale ad oggi una soluzione non c’è e neanche si intravede all’orizzonte.

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