Cateno De Luca e Raffaele Stancanelli

TAORMINA – Aspettando Godot, la corsa alle Regionali 2022 in Sicilia fa registrare un altro scossone e la firma in calce è ancora una volta quella di Cateno De Luca. Il sindaco di Messina continua a tessere la tela per dare la scalata a Palazzo d’Orleans e la lunga volata verso il voto del prossimo anno pare ormai aver trovato l’epicentro della sua “rivoluzione” a Taormina. E’ qui che il 19 giugno scorso De Luca aveva scatenato un trambusto incontrando (pubblicamente) il segretario del Pd, Anthony Barbagallo, e ancora nella Perla dello Ionio l’1 e 2 ottobre ha deciso di far svolgere l’assemblea degli amministratori municipali di Sicilia Vera. Ma è sempre qui che adesso De Luca ha scritto un altro capitolo della sua ancora enigmatica trama politica incontrando nelle scorse ore Raffaele Stancanelli, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, da più parti accreditato in questo momento dell’investitura di FdI e Lega per la candidatura alla presidenza della Regione alla guida del centrodestra. Se il faccia a faccia con Barbagallo era stato un pourparler provocatoriamente svoltosi in un bar di Corso Umberto (pazienza se De Luca ne ha poi fatto una questione di privacy…), stavolta con Stancanelli c’è stato un summit al chiuso della stanza di un noto albergo, dove in questi giorni il sindaco di Messina si è concesso un pò di relax con la famiglia. Non poteva essere una casualità e neanche una semplice passeggiata settembrina il blitz taorminese di Stancanelli che, avvistato nel salotto buono della città, ad un certo punto ha deciso di fare il suo ingresso proprio nell’hotel dove si trovava De Luca. E allora eccoli insieme, colti in “flagranza” d’appuntamento, De Luca e Stancanelli, la strana coppia, forse ancora più anomala da immaginare eppure assai meno improvvisata di quella De Luca-Barbagallo. Cosa si saranno detti in questo caffè taorminese? Si racconta, tra l’altro, di una conversazione pure accompagnata da qualche telefonata ai big della politica regionale e nazionale.

Da una parte Stancanelli, il politico di lungo corso che i sovranisti avrebbero scelto per comporre il nuovo mosaico politico del ribaltone nel centrodestra e a cui consegnare le chiavi della coalizione, anche se ora bisognerà capire quali saranno le mosse del governatore Nello Musumeci e se davvero rinuncerà ad una ricandidatura (per una posizione alle Nazionali ed un ruolo in un eventuale governo di centrodestra) o se andrà dritto per la propria strada alla ricerca di un secondo mandato. Dall’altra parte De Luca, nella sua parte preferita dell’uomo a briglie sciolte e senza schema, il guastafeste che sta facendo girare la giostra per scardinare il muro degli apparentamenti politici isolani. L’asse Stancanelli-De Luca, in verità, non suona come una novità in senso assoluto perché i due si conoscono e guardano l’uno all’altro con una certa stima e amicizia, con rispetto reciproco già da un pò di tempo. Il karma olimpico dell’eurodeputato catanese e l’imprevedibilità ad orologeria del leader di Sicilia Vera sono due mondi all’opposto che da qualche tempo si cercano e potrebbero partorire un connubio in grado di rimescolare le carte.

Stancanelli si sta muovendo dentro il perimetro dei partiti, con Fratelli d’Italia che in Sicilia è ormai la prima ruota del centrodestra, sa di avere anche il gradimento della Lega per una sua eventuale nomination e marca stretto De Luca forse anche nell’ottica di un’intesa che possa convincerlo a “congelare” i suoi propositi di candidarsi alla presidenza. In realtà le variabili non mancano. Il Carroccio stesso è un rebus perché, al netto dei numeri, in Sicilia è un partito del “né carne né pesce”. Salvini i voti li avrà e c’è da scommettere che poi saranno anche parecchi, da queste parti però è amato meno di un Americano in Russia, vorrebbe scaricare l’attuale presidente Musumeci per cambiare cavallo e conquistare la Trinacria ma di questo passo rischia solo di andare al traino di FdI (e di quel che resta di Forza Italia) e un posto al sole in Sicilia, al di là di qualche lido balneare a Taormina, lo vedrà forse al massimo con il binocolo Zeiss. Ecco perché insistenti voci di palazzo dicono che la tentazione del leader della Lega sarebbe quel De Luca col quale sono volati stracci e a suo tempo persino definito “impresentabile”, improperio in libertà che l’ex titolare del Viminale sarebbe disposto a rimangiarsi perché dalle guerre nei tribunali poi De Luca è sempre uscito assolto e anche Giorgetti lo avrebbe battezzato come il nome da valutare per sconquassare gli attuali equilibri siciliani senza consegnarsi alla subalternanza verso FdI.

Ricapitolando: Stancanelli è il candidato in pectore, di certo in questo momento è uno degli esponenti di primo piano del centrodestra a prescindere da chi lo guiderà e magari non è neanche da escludere che possa essere il “tutor”, primus inter pares, di quei partiti che sono tentati di aprire a De Luca ma ne temono l’ingestibile ego e non vorrebbero poi essere “fanculizzati” dal sindaco di Messina. L’idea è quella di un patto di non belligeranza, un asse da costruire per trovarsi comunque insieme sulle stesse barricate, il resto è l’equazione di un’alchimia tutta in divenire: Stancanelli cerca un patto con De Luca per tenerlo buono come De Luca potrebbe puntare sull’amico Stancanelli per far capire al centrodestra che una sfida per le Regionali con Scateno battitore libero è un meteorite che può cadere ovunque. Lo sanno bene anche sul fronte opposto, dove in casa Pd e peggio ancora nel M5S viene l’orticaria soltanto a pronunciare il nome di De Luca ma qualcuno ha realizzato che non è più tempo di fare gli schizzinosi e chiudersi a riccio tra simpatie e antipatie perché se il centrodestra litiga ed è nell’imbuto di una resa dei conti, oggi il centrosinistra non è in grado di approfittarne, non ha un candidato vincente e forse peggio ancora neanche in grado di giocarsela con qualche chance di gloria.

Con i partiti o senza, in questo casino in fermento, De Luca non arretra e anzi porta a spasso partiti che da una parte e dall’altra hanno le polveri bagnate, li tiene sotto pressione nel tritacarne del tutti contro tutti, galleggiando al confine tra chi irride Scateno e chi, invece, nutre la tentazione inconfessabile di farsi sedurre.

De Luca sta perseguendo una strategia che tutti pensano di avere capito ma che probabilmente è soltanto nella sua testa. E’ un pò l’abc della vecchia politica che veniva chiamata “strategia della confusione”, divide et impera, crea un caos che qualche avversario non prende in considerazione e lo sottovaluta sino ad esclamare “vada dove vuole, non avrà più del 3% se si candida”. Alla lunga potrebbe, tuttavia, diventare l’anticamera dell’arena che ha frullato i sepolcri imbiancati della politica messinese nel 2018, il campo minato da sempre congeniale a De Luca. Lui intanto da catalizzatore spinge i ragionamenti per stanare amici e nemici, provoca ed esaspera i toni, ammicca e studia, cambia fronte in corsa e fraseggia come una specie di elastico impazzito tra le maglie di quella mediocre politica siciliana che di solito, quando incombe il richiamo della foresta, non fa passare neanche uno spiffero d’aria, si rintana e alza la trincea del combinato disposto e che però stavolta ha un gran bisogno della faccia giusta da mandare avanti. E’ il disperato bisogno (trasversale) di quelli che aspettano Godot, lo cercano e stavolta per trovarlo mettono in conto di doversi arrampicare sino alle campagne di Fiumedinisi.

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