Dopo l’invasione bestiale del mese di agosto, che ha visto Taormina riempirsi all’inverosimile (come forse non accadeva neanche nel corrispettivo mese negli anni scorsi), Taormina si prepara adesso ad una fase finale d’estate che apre le porte ad un autunno incerto, pieno di sogni e paure. C’è la speranza di continuare a lavorare ma anche il timore che questa stramaledetta pandemia non la finisca di rompere i maroni. L’emergenza sanitaria non arretra, il virus non molla ed è diventato più trasformista dei politici italiani, ma lo Stato ha fatto capire che, al netto di qualche zona gialla all’orizzonte, non ci saranno (forse) altri lockdown e chiusure rigide come quelle precedenti perchè i soldi dei ristori sono finiti e bisogna ricominciare a vivere e a sfidare la crisi arrangiandosi da soli. Memorizzata questa premessa, quelli che vivono di turismo stanno cercando di cambiare passo e stringere i tempi per rilanciare i propri territori, sempre con la spada di Damocle sul collo del Covid ma rassegnati a dover portare questa croce in qualsiasi caso ancora per un pò.

Alcune località italiane ed estere hanno ripreso a correre e viaggiano a ritmi importanti. A Taormina ad agosto c’è stato uno strapienone con un numero clamoroso di turisti mordi e fuggi che dividono la città tra chi li vuole e chi li rifiuterebbe volentieri. In ogni caso agosto è un’altra storia ed è come lo spin-off di un film. A settembre arriva il momento delle verità. Siamo alle porte di 7-8 mesi in cui non si può andare in letargo, altrimenti diventa come illudersi di scalare l’Everest a mani nude e con gli occhi bendati. Le varianti restano in agguato e c’è da scommettere che ripartirà il bombardamento mediatico del tutto ed il contrario di tutto, la sfida titanica a chi la spara più grossa nelle tv e sui social, ma è qui che bisognerà avere la forza di essere presenti, la capacità di non farsi schiacciare dalla concorrenza e di far passare il messaggio che Taormina è una destinazione sicura e attrattiva. Serve una strategia seria e un’azione mirata, non le piccole cose che abbiamo visto sino a questo momento con importanti risorse che potevano essere risparmiate o spese in altro modo. Non è più tempo di sprechi e furbate.

Nei prossimi mesi Taormina si gioca una fetta importante del proprio futuro, con tanti lavoratori (e famiglie) che hanno bisogno di poter affrontare l’autunno e l’inverno con un minimo di soldi in tasca e di serenità per resistere al periodo più lungo e difficile. La pandemia, con tutti gli annessi e connessi del caso, resta in campo e questo è un fatto incontrovertibile ma che a questo punto non potrà diventare un alibi infinito. Neanche a Taormina, dove si rischia intanto di pagare subito un prezzo pesante alle ancora modeste percentuali di vaccinazioni della popolazione.

Bisogna guardare negli occhi la realtà, affrontarla a 360 gradi, oltre la retorica dell’autogiustificazione e domandarsi cosa si sta facendo per mettere in sicurezza l’economia del territorio e allungare la stagione. Da lì bisogna partire, con le idee (quelle utili) e con il buon senso, e capire in fretta che il tessuto sociale ed economico necessita di essere accompagnato e sostenuto. Si avverte evidentemente la necessità di tenere viva la città e almeno su questo si dovrebbe essere tutti d’accordo ma c’è da capire se ci si fermerà alle buone intenzioni. La piazza è esigente e la realtà va riempita di quelle cose che la gente si aspetta. Taormina non è un posto come tutti gli altri. E’ un luogo dove le persone ci mettono il carico perché la convinzione diffusa è che il livello di Taormina potrebbe essere eccezionale e la pretesa monta e si amplifica, va messa in conto. Le aspettative sono alte e si ha un po’ tutti la legittima presunzione di voler alzare l’asticella. Se però si spiana la strada al turismo scatenato della porta accanto o si pensa che la tonnara agostana sia una soluzione, allora diventa un altro discorso.

Quindi – e questo vale per chi governa – bisogna sapersi misurare con le aspettative come anche con le critiche: chi amministra deve confrontarsi con gli occhi della gente, che sono tanti, migliaia, e – da qui e da fuori – guardano e lo faranno sempre. Perché le lamentele non hanno mai fatto la storia ma ti stimolano a scriverla senza consegnarti all’oblio.

Se poi qualcuno pensa di possedere il Sacro Graal o di potersene stare più comodo senza essere osservato, l’unico modo per vivere quel tipo di situazione lì è starsene a casa. Le responsabilità bisogna prendersele tutte, sino in fondo. Tutti, tutte. E adesso è il momento di pedalare per provare a fare qualcosa di buono per Taormina.

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