TAORMINA – Il fondo sovrano del Qatar dice no ad investimenti in Sicilia e anche a Taormina (sperando possa presto o tardi cambiare idea), al momento congela possibili operazioni immobiliari dalle nostre parti e sceglie, invece, ancora una volta di destinare ingenti risorse in Sardegna, per investire 120 milioni in 5 anni sul turismo di lusso in Costa Smeralda.

E’ una notizia che da queste parti, ormai deposti i sogni di gloria per l’immediato, dovrebbe trovarci indifferenti se non estranei e che però lascia spazio ad un retrogusto di amarezza perché – senza offesa per nessuno – restiamo convinti che la Costa Smeralda sia un posto favoloso ma Taormina sia uno dei luoghi più belli del mondo e da questo punto di vista non è seconda a nessuno. Qui tuttavia regna la pochezza al vertice, non c’è la capacità di avere una visione del territorio e organizzarlo in modo armonioso e sostenibile, senza esasperare i residenti. E meno che mai ci si mette nelle condizioni di attrarre investitori importanti, non i saltimbanco di periferia e gli speculatori d’annata.

E allora se ne avvantaggiano altri, come la Costa Smeralda, che evidentemente sono più bravi, programmano oltre la stagionalità e non si incartano nel rapporto tra l’offerta e domanda con la prima che e’ superiore alla seconda. L’esatto opposto di quanto avviene a Taormina già da prima della pandemia.

“Qui si registra un forte incremento del segmento premium del real estate” ha spiegato al Sole 24 Ore Mario Ferraro, ceo di Smeralda Holding . «Per una villa – ha proseguito Ferraro – con spiaggia privata non c’è un prezzo di mercato. Vale la componente emotiva e competitiva tra i super ricchi del mondo. Russi, americani, mediorientali. Appena se ne trova una, parte una sorta di asta. Oggi per le ville in seconda fila, senza spiaggia privata, si parla di prezzi dell’ordine dei 50, 70mila euro al mq in zona Cala di Volpe o Romazzino. La domanda è molto superiore all’offerta». “Condizioni esclusive determinate anche dagli investimenti portati a termine a beneficio di tutto il Consorzio Costa Smeralda e degli annunci che si sono tradotti in progetti e cantieri arrivati al traguardo anche in questi mesi, scommettendo sul futuro. Tradizione e cultura architettonica sono stati mantenuti e via via potenziati dagli anni ‘60 con Karim Aga Khan, facendo di questo pezzo di Sardegna un modello di sviluppo attrattivo e con una consolidata e rinnovata reputazione”.

Davvero interessante quanto riportato da Il Sole 24 Ore. Lo stallo del 2020 (in Sardegna) non ha fermato gli investimenti: il gruppo, proprietario dei principali asset turistici a cinque stelle della Costa Smeralda, procede nel suo piano di investimenti quinquennale del controvalore di 120 milioni di euro, pilastro importante nella strategia di diversificazione dell’offerta turistica avviata nel corso del 2017. Tra le novità della stagione 2021 una serie di progetti che puntano al re-design degli stessi: dalla riqualificazione degli hotel ad una più ampia proposta della ristorazione, dal wellness all’incremento delle attività sportive e per le famiglie, fino al rafforzamento della sostenibilità.

Gli investimenti previsti quest’anno ammontano a 15,3 milioni e contano il completamento della terza fase di restyling dell’hotel più glamour della Costa Smeralda, il Cala di Volpe, che sotto la guida di architetti francesi Bruno Moinard e Claire Bétaille (4BI & Associés ha curato il design di 7 camere, di tutti i ristoranti e il soft refurbishment di altre 12 camere) e degli italiani Dordoni Architetti (incaricati per una nuova categoria di stanze e suite nell’ala vecchia, la nuova palestra e alcuni interventi nella Shiseido Spa dell’hotel). Design contemporaneo pur mantenendo la quintessenza del segno originale di Jacques Couelle. Pronta anche la suite firmata con Harrods e che porterà il nome dei grandi magazzini di lusso di Londra (con una terrazza da 250 mq e un infinity pool).

Oltre agli interventi già effettuati negli anni precedenti per un valore di 46,5 milioni di euro – la prima e la seconda fase di restyling dell’hotel Cala di Volpe e la creazione della Spa al suo interno, la riprogettazione dell’ingresso principale dell’hotel Romazzino e della seconda Spa (firmato dallo studio di Piero Lissoni) e la realizzazione del primo kids club dell’hotel, l’apertura del ristorante Matshuisa – entro il 2023 il gruppo completerà il suo piano quinquennale (altri 60 milioni di euro). Il piano prevede la conclusione delle ristrutturazioni dell’hotel Cervo (dove sono previsti interventi nelle aree comuni), del Pitrizza e ancora del Romazzino, e l’importante progetto di valorizzazione e riconversione del Cervo Tennis Club in un hotel lifestyle di 40 camere (il cui concept è stato affidato all’architetto Luca Colombo già impegnato all’hotel Cervo), una selezione di ristoranti brandizzati e spazi retail e che sarà rivolto alla clientela più giovane, dai Millennial alla Generazione Z. «Per il Romazzino e il Pitrizza non abbiamo ancora scelto i nostri designer – ha concluso Ferraro – ma in generale puntiamo alla diversificazione. Entro il 2024 tutta l’offerta alberghiera, con la ristrutturazione dei 4 hotel (Cala di Volpe, Pitrizza, Romazzino, Hotel Cervo) e del nuovo, sarà completata».

Per il quarto anno consecutivo, infine, è stato aperto il Waterfront Costa Smeralda: un experience mall vista mare, un polo di attrazione per l’estate, un luogo per il relax dedicato a chi ama l’arte, la musica e il design. Questo salotto sul mare, nell’area che costeggia l’ormeggio degli yacht fino al ristorante “Quattro Passi al Pescatore”, illuminerà la passeggiata di Porto Cervo fino al 5 settembre. Rinnovato quest’anno nella struttura, ospita grandi brand di fama mondiale e atelier di lusso quali Ares Design, Ferretti Group, Jaguar Land Rover, Riva, San Lorenzo, Sail Racing e Deodato Arte.

“Ad oggi – conclude il Sole 24 Ore – Smeralda Holding (società italiana il cui azionista unico è Qatar Holding, braccio operativo di QIA, uno dei fondi sovrani più importanti al mondo, con una capacità di investimento di oltre 250 miliardi di dollari) è proprietaria – dal 2012 – di un patrimonio immobiliare che risulta composto da quattro hotel di extralusso, la Marina di Porto Cervo, un cantiere navale, il Pevero Golf Club, a cui si aggiungono altri asset minori come negozi, uffici, appartamenti, bar, ristoranti. La società possiede anche 2.300 ettari di terreni sulla costa”. 

Che dire? Ce ne sarebbero tante di cose da dire ma diventa quasi noioso doversi ripetere sino a quando Taormina rimarrà ostaggio di chi si ostina a non comprendere neanche che il futuro di questa città non può passare dalle colonie estive di orde viaggianti che invadono a chilometro zero e consumano a briglie sciolte quel che rimane di una città d’arte.

Complimenti agli amici della Sardegna, dove si va avanti e si cresce, mentre qui da noi il tempo si è fermato alla confusione sulle strade e nelle menti di qualche profeta di aria fritta. Si parla sempre di lusso ma se qualcuno volesse mostrare all’emiro di turno Taormina come la si è presentata questa estate, avete osato immaginare anche solo per un istante che faccia farebbe il malcapitato sceicco? La potenza della bellezza e la forza della Natura sono un valore eccezionale e qui siamo dei privilegiati ad averle ma da sole non bastano più e non compensano. Se poi attorno c’è un caos perpetuo, se i servizi non sono all’altezza e se i musicanti suonano la sinfonia infernale del turismo basculante da pieno-vuoto.

© Riproduzione Riservata

Commenti