TAORMINA – Cala ufficialmente il sipario sulla liquidazione all’Asm di Taormina, che durava ormai dal settembre 2011. Decorso il termine della pubblicazione della delibera con la quale il 18 luglio 2021 il Consiglio comunale ha revocato la liquidazione ed il liquidatore, l’Azienda Servizi Municipalizzati esce così dal limbo del commissariamento e si riconsegna a piene mani alla politica. In realtà, la sostanza sembra aver anticipato di gran lunga e di gran carriera ogni formalismo e l’albo pretorio di Asm all’ultima curva della liquidazione si caratterizza per una lunga serie di determine di assegnazioni di compensi e concessioni economiche che francamente lasciano perplessi. Per i dettagli c’è l’albo pretorio di Asm che basta: anzi basta e avanza.

Sarà pure che Taormina è una repubblica a parte, sarà una legislatura (o consiliatura) in cui non esiste uno straccio di opposizione e quella che c’è è un’innocua combriccola di quattro amici al bar che litigano con il pugnale in tasca verso un’altra Caporetto, allora si può fare tutto quel che si vuole senza alcun disturbo per i conducenti ma poi c’è sempre un limite: politico ma etico ancora prima.

Ad un certo punto si corre il rischio di pensare che i cittadini vivono sulla Luna e non si informano, che oggi sbraitano sui social ma poi domani potranno essere presi di nuovo per il deretano con i concetti di bene comune, fregnate varie e promesse da spergiuro. Al netto di qualche scialbo leccaculismo servente di palazzo o di qualche corte dei miracoli con la cataratta di prosciutto davanti agli occhi, questa non è la valle dei cretini e neanche quella dei rincoglioniti. La gente a volte ci mette un pò ma ci arriva a comprendere le cose e in tempi di pandemia si è stancata di sentirsi dire che il Comune e Asm non hanno soldi per poi assistere a sprechi e sperperi, elargizioni evitabili mentre c’è chi lotta e si aggrappa mani e piedi per resistere alla crisi.

Il Comune di Taormina ha dichiarato il dissesto finanziario e prima ancora di farlo ha versato il dare-avere ad Asm ripianandone i debiti. E, per tutta risposta, il giorno dopo in azienda si sono aperte le danze ed è partita una raffica di determine in zona Cesarini che vogliamo bonariamente definire discutibili per non usare altri toni probabilmente assai più consoni. E’ del tutto evidente che così non ci siamo.

A Taormina, in presenza di un dissesto e mentre il Comune annuncia che bisognerà stringere la cinghia, in compenso qualcuno forse pensa di farla allargare ora all’Asm con il rischio di lasciarla di nuovo in mutande come lo stripper caprone di ferragosto? Se così fosse si rasenterebbe il puro masochismo e significherebbe scherzare col fuoco nei confronti della Corte dei Conti, che forse si fermerà alla bastonata del 25 maggio scorso o magari – chissà – potrebbe pure decidere di dare una stangata finale alla politica taorminese.

Quindi il sindaco, il liquidatore uscente che a quanto pare sarà dg, e insieme a loro i vari conviviali pronti a salire sul carro del CdA e della presidenza, facciano tutti una riflessione, ove possibile rivedendo e/o evitando atti e determine dove ci sono risorse pubbliche che possono e devono essere risparmiate. Se ci sono professionisti che vogliono fare il bene pubblico, di questi tempi nulla osta che possano farlo a costo zero e tanto più se hanno già altrove lauti compensi. Chi vuole aiutare Taormina lo faccia senza chiedere niente in cambio e verrà applaudito, altrimenti rimanga a casa, perché non è stato il medico a prescrivere di arrotondare il proprio status a spese del Comune o di Asm.

Urge chiarezza e possibilmente realizzare che qui nessuno è fesso e non è più il tempo di certe forzature e neanche di giustificare tutto quello che non si può giustificare. E’ il momento di tirare il freno e non di spingere sull’acceleratore per finire in un precipizio. E’ l’ora del buon senso per non dover dare ragione ai soliti malpensanti, a quelli che si dicono certi che, dopo la liquidazione, Asm sia già tornata al peccato originale delle brutte abitudini di ieri, ai “servigi” del Comune. Di nuovo sulla strada pericolosa di una devozione agli eccessi della politica, col frustino in mano al palazzo e i risultati del passato che tutti conosciamo.

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