TAORMINA – Gente che scopa allegramente, chiappe al vento, in piazza IX Aprile, caproni che sempre in pieno centro storico si spogliano e restano in mutande in davanti ai bambini, turisti a chilometro zero che sfilano sul Corso Umberto a petto nudo o senza slip altri che scambiano i vicoli per un pisciatoio, e adesso anche l’Arco di Porta Messina sfasciato da un camion. Succede ormai di tutto e di più a Taormina, meravigliosa località che potrebbe e dovrebbe essere una Ferrari del turismo internazionale ma in questo momento è diventata terra di nessuno, l’ombelico estivo del mondo dove tutto si può fare e nulla è proibito.

L’estate 2021 è la cartina di tornasole di una Taormina governata con una approssimazione che in alcuni contesti farebbe impallidire anche i pinguini esquimesi e farebbe sembrare i Maneskin dei chierichetti della porta accanto. Si va avanti alla carlona, a testa alta con la spocchia ma senza un briciolo di idea di come gestire il territorio, come da ormai 20 anni avviene a Taormina con tutti gli amministratori di sinistra, di destra, di centro, di sopra e di sotto senza alcuna distinzione. D’altronde la storia la scrive la caratura degli attori, non il colore della camicia che indossano quando vanno in scena. Però qui siamo ai confini dell’impresa, perché si sta riuscendo in qualcosa che francamente non si riteneva fosse possibile: cioè fare ancora peggio di quelli che c’erano prima che hanno fatto male.

Diciamolo subito: oggi non si può mettere in croce quel poveretto che guidava il camion e per sua sfortuna e forse per stanchezza ha sbagliato manovra danneggiando l’Arco di Porta Messina. Le responsabilità dovrebbe prendersele tutte e sino in fondo, nello specifico, chi ha consentito e continua a permettere il transito dei mezzi pesanti in Corso Umberto. Quegli stessi mezzi che spaccano il basolato e che poi capita anche che vadano a danneggiare l’Arco di Porta Messina come accaduto stamattina.

Taormina è una città dove decoro, ordine e buon senso oggi latitano e si persevera in un modus operandi confuso, anzi vuoto come un bicchiere di carta bucato. I fatti sono impietosamente indiscutibili e l’assenza di scelte logiche e razionali, semplicemente all’insegna del buon senso, si palesa in modo sempre più imbarazzante. Si prosegue con l’errata consapevolezza che se qualcosa va male ci può stare perché il mantra alla meno peggio è che “anche l’altro ieri c’erano Tizio e Caio e le cose andavano male”. Non a caso ricordiamoci che a Taormina una dichiarazione di dissesto finanziario del Comune è stata salutata da alcuni con giubilo da Tso, quasi si dovesse scendere sul Corso Umberto a fare caroselli alla fontana del Duomo per la nuova festa della liberazione dai debiti. Peccato che le tasse aumenteranno (vedi Bucalossi) e arriverà il regalino di 30 milioni di tasse da recuperare entro i prossimi due anni e da far pagare ai taorminesi (stra-giustamente ai furbetti ma col rischio di portare l’estrema unzione agli onesti contribuenti in difficoltà per la crisi pandemica, ndr).

Taormina intanto è diventata un bordello che fa rima con il macello. Si scrive Taormina, si legge (al momento) Vattelapesca. Così l’hanno ridotta. Non c’è controllo del paese e non ci riferiamo all’impegno sempre apprezzabile delle Forze dell’Ordine che la loro parte la fanno sempre in modo encomiabile: il riferimento è a quello che attiene le competenze del Comune e all’organizzazione dei servizi. Cose che mancano e sulle quali basterebbe fare l’esempio di un Corpo di Polizia locale ridotto – con concorso di colpe di tutte le ultime Amministrazioni – alla vergogna di soli 6 o 7 (stoici) vigili urbani rimasti disponibili.

Regna un caos quotidiano che stride con le indubbie potenzialità del territorio ed anzi le mortifica, facendo il gioco di pochi a danno di tanti. Si dirà che c’è un “fiume” di gente in città ma non era difficile attendersi che, in un’estate dove molti non hanno la possibilità di fare vacanze all’estero o lontani da casa, in primis molti siciliani avrebbero scelto Taormina per concedersi un pò di relax. E allora c’è stata e c’è un’impreparazione preoccupante nella gestione del paese. Di questo passo si sta soprattutto riconvertendo una rinomata località turistica alla stregua di un luogo votato all’accoglienza sul modello giungla. Un tempo c’era la B zona di Oronzo Canà, il 5-5-5 della Longobarda fatto apposta per confondere l’avversario, oggi è il taorminese che non ci capisce più niente mentre assiste ad una viabilità cervellotica e incasinata in ogni strada, con la beffa di chiunque arriva da fuori e parcheggia gratis dove vuole. Il carico-scarico che dovrebbe terminare alle 9.30 del mattino ma poi prosegue sino a mezzogiorno (ed oltre, ma molto oltre). E si potrebbe proseguire sino a dopo domani mattina per elencare quel che non va.

Siamo al punto di non ritorno, la civiltà e il rispetto per il territorio abitano altrove. Da queste parti nessuno ha la lucidità e l’onestà intellettuale di ammettere i problemi, fare autocritica e far tesoro degli errori. Il palazzo ha altre cose da pensare e sulle quali affaccendarsi, forse come direbbero ad Oxford se ne fotte, punto e basta. C’è da dirimere prima del 20 agosto la patata bollente delle nomine all’Asm col manuale Cencelli, magari immaginare al Comune qualche altra prebenda last minute, in zona Cesarini e prima dell’avvento dei commissari del dissesto, un pasto caldo per amici, compari e ruffiani vari. Avanti tutta. Nudi alla meta, venghino signori, c’è posto (gratis) per tutti. Qui la giostra gira veloce e il divertimento è assicurato. E nel mentre girano sempre di più i maroni a tanti cittadini.

© Riproduzione Riservata

Commenti