TAORMINA – L’estate 2021 a Taormina sembra ormai una fotocopia di quella precedente o forse è meglio dire che l’unica cosa diversa è che quest’anno c’è molta più gente in giro di un anno fa e Taormina è diventata la terra promessa di tutti quelli che in Sicilia hanno scelto la vacanza domestica. Si chiama turismo di massa.

Altro che lusso e sogni di gloria. Il turismo di qualità da queste parti sembra un Ufo ed il mordi e fuggi domina la scena, spadroneggia in modo totale come fosse l’invasione dei Barbari. A Taormina c’è chi arriva la mattina, parcheggia gratis (vedi Mazzeo), si fa la giornata in spiaggia con i panini o la pasta al forno, poi la sera si fa la passeggiata, tutto al più si concede un gelato, si rimette in macchina e se ne torna a casa. A chi giova questo turismo? C’è da interrogarsi dove potrà portare questo assalto a costo zero al territorio con un trend che probabilmente rischia di andare avanti ancora per un anno due anni sino a quando questa porcheria di pandemia non si toglierà dalle scatole con tutti i suoi annessi e connessi.

Questo turismo può risollevare le sorti dell’economia locale in crisi? O alla lunga queste ondate di turismo senza portafoglio infliggeranno, invece, a Taormina la batosta finale, perché se poi l’Isola Bella è un concentrato di sardine ammucchiate, la gente che spende sceglierà di andarsene altrove per trovare 10 centimetri di respiro e una via di salvezza all’assalto antropico bestiale. Al netto della pandemia questa valutazione non si può non farla e chi non ci pensa vive in un’altra galassia e pensare a soluzioni come contingentare gli ingressi ad Isola Bella non è bestemmia se si andrà a costruire un provvedimento con intelligenza e senza danneggiare nessuno.

Taormina sin qui si è governata da sola e ha retto con la potenza della sua bellezza anche all’incapacità e all’inadeguatezza dei suoi vari amministratori che negli ultimi decenni l’hanno affondata. Ma dopo la pandemia non basta più l’autogestione ed è finita l’epoca del pilota automatico che salvava capre e cavoli.

Forse le generazioni che hanno portato Taormina al dissesto non sono neppure consapevoli dell’opera titanica che ha compiuto in passato chi ha saputo portare questa cittadina di 11 mila abitanti a diventare una capitale del turismo, la meta più ambita in Sicilia e un posto con un’attrattiva internazionale. E allora la rincorsa agli effetti speciali non serve più e c’è bisogno di fare una riflessione, se non si vuole annegare nel brodo dei luoghi comuni e restare immersi nel pantano del vanto di cartapesta. In che direzione si vuole andare? Vocazione ad un’accoglienza del turista in un territorio organizzato con ordine e tranquillità oppure la tonnara del “fate quel che volete e prendetevi tutto”? Qual’è la visione futura che si ha di questa città (se mai qualcuno ne ha immaginata una)?

Mentre si dorme sulle ceneri degli allori l’immobilismo favorisce soltanto il proliferare della massa che avvolge Taormina e rischia di ucciderla per asfissia. Ma soprattutto, se non si pongono delle contromisure a questa fruizione caotica della città che non è più a misura d’uomo, si lascia il pallino in mano ai pirati dell’economia rapace e tentacolare, agli speculatori che si sono presi pezzi anche abbastanza grandi di territorio e ne sono diventato padroni e podestà, sino a poterne decretare il bello e cattivo tempo.

Non ci dilunghiamo. La politica locale di quelli che hanno amministrato sinora – lo abbiamo detto e lo ripetiamo con estrema chiarezza – non è all’altezza e pensi soltanto a non combinare altri guai. Sono i cittadini che devono cominciare a darsi una mossa, interrogarsi e fare la propria parte: andare oltre il cazzeggio social delle dispute social e decidere cosa fare di questo territorio.

Bisogna scegliere se adeguarsi o trovare un modo per rialzare l’asticella, ripensare cosa offrire e mettere seriamente mano ai servizi. O si vuole esercitare lo ius primae noctis della distruzione, ragionare col mors tua vita mea e pensare di fottere con il sedere altrui, oppure si può tornare a tessere faticosamente la tela e fare comunità. Con tutti i limiti e gli errori che commette chiunque lavora per costruire ma nella consapevolezza che dopo una pandemia o ci si dà una mano o si muore, o ci si salva tutti o si affonda tutti. La via di mezzo non esiste.

E’ la storia dell’uomo che ad un certo punto ti porta davanti ad un bivio e questo è uno di quelli. O si riporta la barca in porto e intanto si riducono al minimo i danni o si prosegue facendo finta di niente con il rischio di farsi spazzare via tra sei mesi, un anno, più avanti ma tra non molto tempo. O si comprende la situazione e si fa un bagno d’umiltà per ragionare e tracciare la rotta o Taormina si consegnerà ad un anonimo destino da meta del turismo paninaro, decisamente non all’altezza del suo passato e delle sue potenzialità.

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