TAORMINA – Sono trascorse più di tre settimane da quando il 18 luglio scorso Asm Taormina è stata tirata fuori dalla liquidazione dal Consiglio comunale. A 23 giorni dalla “festa della liberazione” – con annesso record mondiale di 10 bilanci votati in 10 minuti per cancellare un’interminabile liquidazione farlocca – all’Asm ancora non c’è un presidente e un Cda. Si potrà, ovviamente, dire che per un’azienda che ci ha messo 10 anni per lasciarsi alle spalle il commissariamento, 21 giorni sono una goccia nell’oceano, un’effimera parentesi nell’infinito.

C’è da considerare che un paio di giorni si sono resi necessari per gli adempimenti formali di fine liquidazione, c’è da tenere conto della delibera per questo non pubblicata subito. Ma oltre i formalismi, non vorremmo che Asm sia già sul viatico del ritorno al passato e la bagarre dei vari nomi di candidati (e auto-candidati) alla presidenza non depone all’ottimismo. L’interregno, al confine tra quel che è stato e quel che sarà, è la terra di mezzo tra un presente di riflessioni (al Comune) e un futuro pieno di speranze (all’Asm), con il rischio concreto di ritrovarsi al punto di partenza, con un paio di inadeguati da piazzare in azienda solo per far quadrare gli equilibri politici di paese.

La giostra ha ripreso a girare, all’insegna dell’“io voglio Tizio alla presidenza”, “mettimi Caio nel Cda”, “a me interesserebbe poi Sempronio come direttore generale”. Qualcuno si è pure cimentato nel fare riunioni in cui è apparso il foglietto dei nomi con annessa la conta dei voti, altri fanno giri quotidiani di telefonate in modalità “sentinella” perché bisogna accaparrarsi un posto e conoscere anzitempo le mosse degli altri.

Tra le varie candidature alla presidenza c’è gente indubbiamente onesta e simpatica ma che – senza offesa per nessuno – più che andare a guidare Asm forse sarebbe più congeniale a portare i confetti in un’azienda dove non si può friggere il pesce con l’acqua.

Ma di che parliamo? Non vorremmo sia già ricominciata la faida poltronara che ha scandito le vicende di Asm per troppi anni, con il contorno dell’atmosfera da tonnara e delle guerre paesane che ne hanno poi accompagnato l’azienda al ribaltone di quel settembre 2011.

Vedremo quali saranno le scelte e se il sindaco opterà per un colpo di mano senza troppi tatticismi, decidendo lui la coreografia e disponendo che gli altri debbano ballare di conseguenza. O se invece il sindaco proverà ad accontentare i gruppi lanciando, in tal caso, anche qualche segnale politico in prospettiva sulla sua ricandidatura.

I consiglieri di amministrazione, in ogni caso, saranno figure di contorno come lo erano in passato, quindi poco o nulla conta la corsa a queste indicazioni che determineranno il conferimento di un piatto di pasta per commensali di secondo piano.

L’auspicio è che all’Asm possa perlomeno essere indicata per la presidenza una figura che sia in grado di tenere la barra dritta, domare la tigre e non farsi cavalcare. Ma soprattutto il presidente che verrà incaricato non dovrà riportare l’azienda alla stagione dei debiti, nel pantano delle prebende e delle polemiche. Mai come in questo momento a Taormina bisogna sforzarsi di fare un passo avanti e non due indietro. Senza perdersi nelle logiche di botteghe o a pensare di dover accontentare piccoli diktat e inutili desiderata dei soliti mediocri.

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