Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, accogliendo l’appello del presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando, ha deciso di istituire un tavolo di confronto sulla crisi finanziaria dei Comuni siciliani. Sabato scorso 31 luglio è scaduto il termine di presentazione dei bilanci di previsione 2021 – 2023, e numerosi Comuni siciliani, non sono riusciti a rispettare le scadenze contabili. Orlando, nella sua qualità di presidente regionale dell’Anci, l’Associazione dei Comuni di Sicilia, oltre alla proroga del termine ha anche richiesto l’allestimento di un tavolo inter-istituzionale al ministero. Attualmente, dei 390 Comuni siciliani, 80 sono in dissesto finanziario, e 83 sono impegnati nella procedura di riequilibrio del bilancio. Quindi una percentuale complessiva del 41,8 per cento degli Enti locali dell’isola vede il baratro economico e finanziario. Lamorgese ha scritto a Orlando accogliendo così l’appello del sindaco di Palermo e dando disponibilità all’apertura di un confronto per trovare una soluzione.

Anche il presidente della Regione Siciliana, intanto, ha scritto al premier Mario Draghi: “Non credo sia necessario richiamare le note difficoltà finanziarie di molti Comuni dell’isola, e le cause che le hanno provocate, analoghe a quelle di altri Comuni del Sud Italia che non sono riusciti ad esitare il bilancio preventivo 2021-2023. E’ necessario che il Governo nazionale intervenga per affrontare le gravi criticità mediante l’effettiva attuazione delle norme in materia di federalismo fiscale. Rimangono, altresì, ancora irrisolte le questioni afferenti all’attuazione dello Statuto siciliano sempre in materia fiscale di cui, da tempo, è investita la Commissione Paritetica. I nostri Enti Locali rischiano il collasso finanziario. Sono fiducioso che il Governo nazionale, che ha la competenza nella finanza locale, possa imprimere quell’atteso segnale di attenzione nei confronti della Sicilia”.

Gli sviluppi della questione sembrano destinati a far discutere – e magari alimentare qualche rimpianto – a Taormina, che proprio il 22 luglio scorso ha dichiarato il dissesto finanziario. Una situazione determinata dalla non sostenibilità del piano di riequilibrio bocciato dalla Corte dei Conti, che ha cosi vanificato una condizione di cassa che pure al momento vede il Comune di Taormina avere, al momento, circa 17 milioni di liquidità a disposizione e altri per 7 (anticipazioni di cassa) disponibili in banca. A Taormina si teme, insomma, che dal Viminale possa arrivare la beffa con qualche manovra salva-comuni quando ormai la Perla dello Ionio ha già fatto la sua scelta e ha dichiarato il dissesto rinunciando anche a fare ricorso contro la sentenza della Corte dei Conti del 25 maggio scorso.

“Se avessimo fatto ricorso, anche in caso di successo sarebbe stata la vittoria di Pirro e avremmo dovuto dichiarare il dissesto il giorno dopo”, ha detto il sindaco Mario Bolognari difendendo la deliberazione della Giunta e poi del Consiglio comunale taorminese.

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