Duncan Okech e Emanuele Cammaroto

TAORMINA – E’ stato presentato a Taormina, nell’incantevole cornice di Palazzo dei Duchi di Santo Stefano, il libro “Tieni il tuo sogno seduto accanto a te”, toccante racconto della vita di Duncan Okech. L’appuntamento, alla presenza dello scrittore, è stato organizzato dal Comitato festività e tradizioni popolari Taorminesi, con l’encomiabile impegno del presidente Antonio Faraci e della vicepresidente Carmelita Maricchiolo (da tanti anni punto di riferimento di Unicef a Taormina), che ha letto alcuni brani tratti dal libro, con Mimma Lovino, volontaria dell’Associazione Fabbrica Utopie. Nell’occasione è intervenuto il noto chef Giuseppe Santoro, presidente della Fip (Federazione Italiana Pizzaioli) e referente di zona della condotta Slow Food Alcantara-Taormina. Santoro, tra l’altro, è stato protagonista nei mesi recenti di una importante iniziativa, che lo ha visto insegnare l’arte della pizza ai giovani migranti ospiti delle Suore del Divino Zelo a Giardini Naxos.

L’incontro con Okech è stato moderato dal giornalista Emanuele Cammaroto. Ad allietare la serata le incantevoli note dell’Orchestra mandolinistica gioviale taorminese, con alcuni brani eseguiti tra l’altro dalla soprano taorminese Debora Intilisano. A portare i saluti del Comune è stato il sindaco Mario Bolognari. In platea era presente, inoltre, l’assessore alla Cultura, Francesca Gullotta e la presidente provinciale di Unicef, Angela Rizzo Faranda.

Il libro “Tieni il tuo sogno seduto accanto a te”, edito dalla casa editrice Giunti, è stato scritto da Duncan Okech con Maria Paola Colombo, e racconta la sofferenza e poi la svolta nella vita di Duncan, che non si è arreso al dolore e alla povertà, ha saputo superare gli anni difficili trascorsi in un villaggio nella Savana, l’infanzia difficile in Kenya e con grande coraggio e forza di volontà è riuscito a raggiungere il nostro Paese, dove si è laureato presso la prestigiosa Università delle Scienze gastronomiche di Pollenzo.

Proprio in occasione della presentazione del libro a Taormina è stato lanciato un progetto di collaborazione a cura di Unicef che sarà finalizzato nei prossimi mesi ad un concorso che trae spunto dal libro di Duncan, e che rientrerà all’interno delle iniziative del festival letterario internazionale Taobuk.

«Mia madre si chiamava Sabina e mi ha partorito durante la stagione delle piogge. E poiché sono entrato nel mondo mentre pioveva, il mio secondo nome è Okoth che significa Pioggia»: quando Duncan inizia il suo racconto, molte primavere sono trascorse da quel giorno, e lui è lontano dal villaggio nella savana del Kenya, da sua madre scomparsa troppo presto, dalle sorelle che ha lasciato laggiù, dal fratello che lo ha portato nella immensa capitale e non ha voluto proteggerlo. Lontanissimo dai cumuli di immondizia che sono stati il suo mezzo di sopravvivenza, dai ragazzi con i quali ha diviso la vita di strada e anche dalla scuola, a cui si è affidato in cerca di salvezza. Ora è nel luogo più impensabile dove il destino potesse condurlo: a Pollenzo, all’“Università di scienze gastronomiche”, dove ragazzi di tutto il mondo arrivano per imparare l’arte del cibo. A condurlo fino a lì è stata la sua straordinaria tenacia ma anche un incontro: quello con Eugenio, un italiano arrivato in Kenya per conoscere la sua figlia adottiva; Duncan ed Eugenio hanno iniziato a comunicare attraverso i frutti della terra, coltivati dai ragazzi della scuola di papà Moses che per anni è stata la famiglia di Duncan, e la loro amicizia è stata a sua volta come un seme, destinata a germogliare nel tempo. Il filo del racconto dipanato con sapienza da Maria Paola Colombo è fatto di parole: quelle che Duncan ha cercato, una dopo l’altra, per raccontarsi; quelle delle lettere che per anni hanno viaggiato tra la scuola di papà Moses e l’Italia; quelle di Carlo Petrini che a Duncan raccomanda di tenere il suo sogno sempre vicino, alla invisibile tavola dove si gioca il senso della vita. La storia di questo ragazzino, cresciuto mangiando rifiuti e approdato dove si studia come moltiplicare il buon cibo perché nutra tutto il pianeta, racconta un futuro possibile che tutti noi possiamo contribuire a costruire, ogni giorno.

Duncan è riuscito a superare il tempo in cui la crudeltà teneva in ostaggio la sua esistenza e la sua sofferenza è diventata energia vitale per non arrendersi e per “liberarsi dai mostri”. Il racconto di Duncan Okech ha emozionato e ha colpito il pubblico presente, che ha apprezzato le parole ed il senso profondo dei sentimenti espressi da questo ragazzo, l’umiltà e la semplicità di un giovane che rappresenta certamente un esempio e che la sua esperienza vuole adesso metterla al servizio della propria terra per aiutarne il tentativo di riscatto e alimentarne il sogno di un futuro migliore.

“Sento fortemente che l’Africa mi chiama, tornerò per aiutare la mia gente”, ha detto Duncan. Il sogno spalanca le porte all’orizzonte di una nuova sfida per un ragazzo che ha visto con i suoi occhi l’inferno ma è riuscito a riprendersi la vita e che adesso vuole tornare lì dove la sua straordinaria forza d’animo ha ribaltato il suo destino.

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