E’ di questi giorni la notizia che sono 24 le città italiane che hanno presentato la manifestazione d’interesse al Ministero della Cultura per partecipare al titolo di “Capitale italiana della cultura” per l’anno 2024. Scorrendo l’elenco ci saremmo aspettati di trovare anche Taormina ma è un altro sogno infranto per quelli – come noi – che Taormina la ritengono in grado di competere a pieno titolo e senza invidiare niente a nessuno per questi ed altri riconoscimenti.

Eccolo l’elenco delle città che hanno presentato la domanda per il 2024: Ala (Trento); Aliano (Matera); Ascoli Piceno; Asolo (Treviso); Burgio (Agrigento); Capistrano (Vibo Valentia); Chioggia (Venezia); Cittadella (Padova); Conversano (Bari); Diamante (Cosenza); Gioia dei Marsi (L’Aquila); Grosseto; La Maddalena (Sassari); Mesagne (Brindisi); Pesaro (Pesaro e Urbino); Pordenone; Saluzzo (Cuneo); Sestri Levante (Genova); Siracusa; Unione Comuni Montani Amiata Grossetana (Grosseto); Unione Comuni Paestum-Alto Cilento (Salerno); Viareggio (Lucca); Vicenza; Vinci (Firenze).

Tra le località che si sono candidate ci sono 7 città del centro, 7 del nord e 10 tra sud ed isole. Manca la capitale del turismo siciliano che avrebbe le carte in regola per considerarsi anche una capitale della cultura con la straordinaria importanza della sua storia e le sue meravigliose bellezze sparse nel territorio. A Taormina, tra l’altro, c’è pure un Festival Internazionale del Libro – Taobuk – (ideato e diretto da Antonella Ferrara) che nel panorama italiano ed europeo è ormai uno degli appuntamenti di grande successo e che anche quest’anno ha confermato la sua alta valenza culturale e sociale. Un attrattore di qualitàh, insomma, che poteva diventare un’arma di eccezionale rilievo per organizzare una candidatura della Perla dello Ionio in una sfida del genere. E c’è pure un contenitore di eventi e cultura come la Fondazione Taormina Arte che ha oltre 30 anni di storia e avrebbe potuto fare la propria parte per contribuire alla riuscita ottimale di una candidatura della nostra città.

Oltre il sentiero piccolo e sterile delle polemiche che non portano mai da nessuna parte, un interrogativo è ineludibile: perché Taormina non si presenta a questi appuntamenti? Immaginare Taormina tra le capitali della cultura ed in corsa per diventare la capitale italiana della cultura è un ragionamento naturale, e se qualcuno dovesse dirci che Taormina non è all’altezza sarebbe da Tso.

Sono queste le sfide alle quali deve ambire Taormina, senza dividersi e facendo quadrato nell’interesse di tutti. Sono queste le occasioni che possono consentire ad un territorio di rilanciarsi. Non si comprende perché non si osa davvero quando si ha possibilità di alzare l’asticella. Ci si accontenta della modesta grancassa di spettacolini estivi che non cambiano l’economia della città e la rendono soltanto più caotica, come non servono neanche pseudo-eventi e marchette varie di chi usa Taormina buttando il il fumo negli occhi alla gente (mentre i soldi vanno però ai privati) di vip esibiti per il godimento effimero di un selfie e un autografo: e poi? Il nulla cosmico. Anzi, per dirla assai più chiaramente in dialetto: “Occhi chini e manu vacanti”.

Adesso tutte le 24 città partecipanti al titolo di Capitale italiana della Cultura dovranno presentare il proprio progetto che sarà sottoposto alla valutazione di una commissione di sette esperti nella gestione dei beni culturali. La città vincitrice, grazie anche al contributo statale di Un milione di euro, potrà mettere in mostra, per il periodo di un anno, i propri caratteri originali e i fattori che ne determinano lo sviluppo culturale, inteso come motore di crescita dell’intera comunità. Peccato perché non sta scritto da nessuna parte che Taormina avrebbe partecipato e quindi avrebbe sbaragliato la concorrenza, ma la sue chance se le sarebbe giocate alla grande e perlomeno alla pari delle altre città.

Il titolo di Capitale Italiana della Cultura nasce dalla vivace e partecipata competizione che culminò il 17 ottobre 2014 nella designazione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. L’impegno, la creatività e la passione che avevano portato le sei finaliste a costruire dei dossier di candidatura di elevata qualità progettuale convinsero il Governo a proclamare le altre cinque concorrenti, ossia Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena, Capitali Italiane della Cultura 2015 e a indire contestualmente una selezione per individuare, a partire dal 2016, la città meritevole di questo titolo. La prima prescelta fu Mantova, a cui seguirono Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018 e Parma nel 2020, titolo prorogato anche nel 2021 a causa dell’emergenza pandemica. Nel 2022 sarà Procida, mentre nel 2023 sarà il turno di Bergamo e Brescia. E nel 2024 si vedrà. Taormina che fa? Dorme e rimane a guardare.

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