“Ho affidato la selezione del personale interinale di Asm ad una commissione presieduta da un generale dell’Arma dei Carabinieri, con due componenti che sono un Vice Questore della Polizia di Stato ed un sottoufficiale del ROS dei Carabinieri, e l’ho fatto perché ho come l’impressione che nella Pubblica Amministrazione pare permanga alto il rischio di influenze e condizionamenti rispetto al quale serve una risposta che non lasci adito a dubbi. Non è una vittoria per la “politica” ma fino a quando il merito sarà bistrattato dalla classe dirigente, non resterà che fare ricorso a decisioni che restituiscano alla Pubblica Amministrazione il valore dell’essere al di sopra d’ogni sospetto, e ai cittadini che concorrono la certezza di poter contare su imparzialità e correttezza”. Parole e sciabolate di Antonio Fiumefreddo, attuale commissario liquidatore di Asm Taormina.

Dichiarazioni pesantissime, a partire dal riferimento all’“alto il rischio di influenze e condizionamenti” nella Pubblica Amministrazione, che non necessitano di troppi commenti e che di certo non passano inosservate, quelle di Fiumefreddo.

L’ex presidente di Riscossione Sicilia, da 2 anni liquidatore della municipalizzata di Taormina, ha deciso di nominare nella fase conclusiva del suo mandato un Generale dell’Arma dei Carabinieri, un Vicequestore della Polizia di Stato e un Sottoufficiale dei ROS dei Carabinieri per sovrintendere la scelta dei lavoratori interinali da incaricare per i servizi gestiti dall’azienda municipalizzata. Fiumefreddo ha pure aggiunto che “la giustizia di questi tempi è quasi sempre il risultato di gente impopolare”.

L’iniziativa di Fiumefreddo, in buona sostanza, è un cazzotto alla politica locale, che all’avvenuto tramonto della liquidazione decennale di Asm (fatto indubbiamente positivo) non può immaginare una Asm 2.0 dove ripetere gli errori del passato ma neanche pensare di gestirla di nuovo motu proprio. Non è più il tempo dei vari viceré d’annata.

A questo punto, sul destino di Fiumefreddo a Taormina ci si troverà davanti ad un bivio e ad una scelta che andrà oltre i discorsi sul nome: si potrà andare avanti con lui oppure dargli il benservito, confermare e quindi nominare presidente colui che ha portato Asm fuori dal pantano di un commissariamento che non finiva mai o liberarsene e smarcarsi dalla prospettiva di una figura ingombrante. La storia insegna e il presente conferma che Fiumefreddo non è uno gestibile, avrà fatto bene e si merita un plauso ma si sa che la politica non si innamora mai dei battitori liberi senza guinzaglio.

Lo strappo di Fiumefreddo, con la nomina di tre alti funzionari dello Stato all’Asm, è il messaggio subliminale che la storia va avanti e non può attendere o andare al traino del passo blando di una classe politica che qui come altrove vuole un perimetro circoscritto, non ha compreso in quali tempi difficili viviamo e che il bene di una comunità non può essere uno slogan da televendita. E’ una missione vera, da portare avanti a testa bassa e con le maniche rimboccate.

A Taormina, nello specifico, troppe cose si sono fermate al crepuscolo degli Anni Ottanta e alla prima metà degli Anni Novanta. Poi dal punto di vista della gestione delle politiche sociali del territorio i cittadini i lavoratori un impiego in questa città lo hanno visto con il binocolo. O si fa da sé cercando un posto in qualche struttura ricettiva, in un bar, in un ristorante, o in un negozio, o si rischia di stare a lungo a casa. E la politica? Non ha creato sviluppo, non ha dato altro (e non darà altro) che la prospettiva di qualche opportunità stagionale con la modalità a clessidra. Perché c’è la crisi (motivazione perfetta, vita natural durante) ma soprattutto la precarietà – si sa – è pur sempre la premessa essenziale per poter poi (sper)giurare agli elettori che ogni cinque anni si farà di tutto per garantire loro una prospettiva occupazionale. Promesse da marinaio ovviamente con l’amara realtà che non è stata creata nessuna prospettiva di sviluppo del territorio e nessuno sbocco lavorativo per i taorminesi.

Per comprendere meglio il presente e sperare in un futuro migliore, comunque, bisogna sempre conoscere il passato. L’ultimo concorso che si è fatto a Taormina risale al lontano 2001, in Asm. Era una fase particolare per la politica taorminese, scossa da tradimenti e nuove alleanze e patti di non belligeranza. Era il finire della seconda Amministrazione Bolognari, ci fu il traumatico “divorzio” politico tra l’allora sindaco e l’alleato Bruno De Vita, che decise con il suo gruppo di lasciare la maggioranza per allearsi con l’opposizione guidata allora dal compianto Aurelio Turiano, che a sua volta prese il sopravvento in Consiglio comunale. Nei mesi successivi, nella primavera 2002, Turiano vincerà le elezioni comunali e diventerà sindaco di Taormina, mentre Bolognari verrà nominato alla presidenza di Asia (Agenzia Sviluppo Ionio Alcantara, in seguito Distretto Taormina Etna). Il 2001 fu anche l’anno in cui il 24 giugno si tennero poi le Elezioni Regionali. Quell’anno e quelle dinamiche, a suo modo, furono uno spartiacque per la città, forse a tal punto da segnare un punto di rottura tra la vecchia Taormina e l’inizio del ventennio ora culminato nel dissesto.

Allora al confine tra presente e passato, e alle porte del tempo che verrà, forse c’è una riflessione da fare, senza retro-pensieri ma con la consapevolezza che atti come quello di Fiumefreddo fanno soltanto bene a questa comunità e alle speranze dei giovani taorminesi di non restare prigionieri dell’eterno precariato o doversene andare lontani da casa: con una “Commissione modello Fiumefreddo”, la storia di quel concorso di 20 anni fa e un pezzo di storia della Città di Taormina avrebbero avuto lo stesso corso e un identico finale?

© Riproduzione Riservata

Commenti