Mario Bolognari

TAORMINA – “Se avessimo fatto ricorso, anche in caso di successo sarebbe stata la vittoria di Pirro e avremmo dovuto dichiarare il dissesto il giorno dopo”. Così il sindaco Mario Bolognari difende la scelta dell’Amministrazione e commenta l’avvenuta dichiarazione finale di dissesto, che è stata sancita giovedì scorso con la delibera approvata dal Consiglio comunale e che ha accolto proprio la proposta avanzata dalla Giunta di Palazzo dei Giurati. Bolognari allontana i “rimpianti” su altri scenari che potevano verificarsi e che avrebbero potuto scongiurare il dissesto finanziario dell’ente taorminese.

“Anche in caso di un nostro ricorso e avendo eventualmente ragione, contraddicendo la delibera della Corte dei Conti in prima istanza, poi cosa sarebbe accaduto? Poi – afferma Bolognari – non ci sarebbe stata la possibilità di pagare perchè, di fronte alle osservazioni fatte dalla Corte dei Conti, ci sarebbe uno spostamento di cifre che avrebbe affossato il bilancio del Comune e si sarebbe dovuto comunque dichiarare il dissesto. La scelta della quale io mi sono assunto tutta la responsabilità, e sulla quale ho parlato con giuristi e tecnici contabili anche attraverso mie conoscenze personali, non c’è stata una sola persona che mi abbia detto di fare ricorso e che avremmo potuto spuntarla”.

“Rimpianti per il fatto che c’era la possibilità per le nuove Amministrazioni come la nostra nel giugno 2018 di riformulare o rimodulare il piano di riequilibrio? Anche questa è un’ipotesi che abbiamo valutato da luglio sino a ottobre di quell’anno per poi decidere di non mettere mano al piano. Sarebbe stato il quarto piano in cinque anni e a quel punto la Corte dei Conti e il Ministero dell’Interno cosa avrebbero pensato? Non sarebbe stato un bel biglietto da visita. Ci siamo accorti che c’erano delle cifre che non corrispondevano alla realtà. Sul contenziosi c’era una dichiarazione di 2 milioni di rischio, ma quella cifra è diventata enormemente più grande”.

“Abbiamo provato a giocarci tutti nella interlocuzione con il Ministero e con la Corte dei Conti – ha aggiunto Bolognari – avendo la speranza che lo approvassero, anche a condizioni, con delle clausule e qualche stretta in più. Il 25 maggio, quando la Corte dei Conti ha emesso il verdetto, abbiamo potuto interloquire verbalmente e c’è stata una grande capacità di ascolto, civiltà e senso di comprensione delle nostre ragioni. Ma la Corte ha rilevato limiti che ha ritenuto “non superabili in alcun modo”.

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