TAORMINA – A pochi giorni ormai dalla dichiarazione di dissesto finanziario, la politica taorminese sveste il passo tradizionale di una talpa e corre, all’improvviso, veloce come un centometrista verso il miracolo del salvataggio di Asm. In una settimana la transazione (già approvata giovedì scorso), poi 11 bilanci in aula e infine la delibera della lapide funeraria sulla liquidazione infinita. Un record, una pagina in tutto e per tutto esemplare se non fosse che la grande fretta è soprattutto quella di sottrarre l’azienda alle grinfie del dissesto, tenersi il telecomando dell’azienda e tagliare fuori i commissari dal giocattolo di contrada Lumbi.

Roba da miracolo italiano e indubbiamente è un bene che finisca una (finta) liquidazione che non ha mai avuto niente di una reale liquidazione: peccato soltanto che tra un paio di giorni ricomincerà in azienda la giostra paesana delle poltrone e la selezione dei poltronari, con un inutile Cda e i soliti noti a scannarsi per gestire l’alba di uno sfascio 2.0 (auguriamoci di no) e dare, intanto, una crosta di formaggio a qualche sfigato sodale politico.

Detto ciò, in tutto questo, il giallo del dissesto a Taormina va avanti. Il 22 luglio si voterà con nonchalance il default e sinora si è udito soltanto qualche rimpallo di responsabilità in sede consiliare, le solite dichiarazioni di rito, poi il nulla. Le scuse ai taorminesi di un’intera classe politica che ha portato il Comune più ricco della Sicilia al dissesto restano una chimera.

Tutto apposto, tutto tranquillo: ma che diavolo sarà mai un dissesto? Mica è un fallimento, arriveranno soltanto tre commissari in città, da stipendiare a spese nostre per qualche anno e che magari – nel pieno di una pandemia non ancora finita – cercheranno di riscuotere 30 milioni di euro di tasse non pagate.

Il sospetto è che si abbia la leggera presunzione di considerare i taorminesi come dei fessacchiotti, ai quali impiattare una dichiarazione di dissesto come una di quelle normalissime e pallose delibere in cui si approva un bilancio del Comune.

Lo si è detto (e lo si conferma) che non bisogna fare come nei noir americani: qui non c’è da attaccare al muro con le punesse le foto degli indiziati. Qui non si parla di singoli mandanti di un delitto e nemmeno di chi sia l’esecutore materiale: vedremo cosa farà la Corte dei Conti, rimanendo dell’incrollabile convinzione che poi finirà a tarallucci e vino. Ma siamo di fronte ad un concorso politico di responsabilità in una mala gestio amministrativa, che c’è stata e non può essere smacchiata e meno che mai elusa.

In definitiva, un dubbio ci assale: vuoi vedere che in questa vicenda ci siamo sbagliati e non c’è alcun finto tonto? Scopriremo che la politica taorminese con i debiti non c’entra niente e a Taormina sinora abbiamo avuto soltanto amministrazioni esemplari e incomprese. La lettura antropologica del dissesto a Taormina arriverà ad un clamoroso colpo di scena?

Manca un pezzo. Riflettiamoci bene. Sembra una puntata di Blu Notte, di Carlo Lucarelli: il mistero del Dissesto a Taormina. Potrebbe esserci stato un complotto di qualche oscura forza della Natura che ha indebitato il Comune di Taormina all’insaputa di chi l’ha governata e che soprattutto ha impedito a tutti di risanare i conti dell’ente. Forse c’è di più, è un caso da X Files, una questione talmente sovrannaturale che magari il dissesto è stato confezionato da una forza aliena. Chiamate Mulder e Scully anziché i tre commissari del Ministero dell’Interno.

Infine l’ipotesi più probabile, la vera chiave dell’enigma: a Taormina siamo di fronte ad un episodio di Supercar: “Kitt vieni a prendermi, dobbiamo dissestare”. Il dissesto è arrivato da solo. Era Kitt che guidava la macchina (amministrativa)…

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