Piscina comunale di Taormina
l'ex piscina comunale di Taormina

TAORMINA – Gli eredi dell’ing. Angelo Ferrara intervengono a seguito delle recenti affermazioni fatte in Consiglio comunale il 6 luglio scorso dal sindaco Mario Bolognari sulla vicenda degli espropri dei terreni privati dove a suo tempo è stata poi realizzata negli Anni Ottanta la piscina comunale e sul pronunciamento del Tar che ha nominato un commissario ad acta per procedere al riconoscimento del credito spettante agli eredi Ferrara.

Per effetto di una sentenza del 2010 il Comune di Taormina è stato condannato a pagare 5 milioni e mezzo di euro che sin qui però non sono stati versati dall’ente locale. Il primo cittadino, tra le varie responsabilità da ricercare sulle dinamiche che hanno portato al dissesto, ha richiamato anche quelle della magistratura e si era espresso, nello specifico, in termini critici proprio su quanto deciso dal Tar in merito alla vicenda degli espropri dei terreni della piscina.

“Il credito degli eredi Ferrara – afferma in una nota che riceviamo e pubblichiamo dell’avv. Carmelo Barreca, legale degli eredi Ferrara – scaturisce da una sentenza della Corte di Appello del 2010, da tempo passata in giudicato. Pertanto non vi è nulla di nuovo. Sorprendono le affermazioni nelle quali il rappresentante dell’Amministrazione comunale sembra riferire ad una recente determinazione del Tar una condanna che invece discende da una sentenza definitiva della Corte di Appello del 2010. Inoltre, ex art 194 Tuel, emessa la sentenza di condanna al pagamento, il Comune ha l’obbligo di provvedere prontamente alla deliberazione di riconoscimento. Ciò sia per la giusta tutela dei creditori sia per evitare ulteriori aggravi di spese ed oneri per gli enti”.

“Nulla di questo è stato fatto dal 2010 – prosegue l’avv. Barreca – ed il Tar Catania ha nominato il commissario ad acta per provvedere al riconoscimento del credito scaturente dalla sentenza del 2010, dato l’ultra decennale inadempimento del Comune. Sorprende pure l’affermazione che i terreni siano stati “ceduti” o espropriati secondo la legge”. In realtà il Comune di Taormina ha indebitamente sottratto all’ing. Ferrara terreni di ingente valore nel 1981 con “espropriazione acquisitiva illecita”, per la precisa condotta della quale, la Corte Europea dei diritti dell’ uomo, adita dall’ ing. Ferrara nel 2001, ha già condannato lo Stato Italiano per la violazione dei diritti garantiti dall’ art. 1 prot. 1 della Convenzione specificando in motivazione che “La Corte ritiene che l’ingerenza controversa non sia compatibile con il principio di legalità e con essa sia stato violato il diritto al rispetto dei beni del ricorrente con conseguente violazione dell’ art.1 prot. 1″. Inoltre il Comune ha proceduto fino al 2018 al pagamento di altri debiti fuori bilancio posteriori, per oltre 6 milioni di euro, violando illegittimamente l’ordine cronologico dell’insorgenza dei crediti e prevaricando i diritti dei miei assistiti (si veda tabella a pag. 13 della deliberazione del Comune Taormina n. 8 del 22/2/2018). Molti di questi pagamenti sono stati effettuati contra legem, perché privi del necessario riconoscimento (vedi deliberazione Corte dei Conti 280/2015/PRSP). Ai creditori rimasti, tra i quali i miei assistiti, è stato impedito di agire esecutivamente per il legittimo recupero delle somme dovute, stante che il Comune dal 2013 presentando e ripresentando ben tre piani di riequilibrio ha potuto fruire per otto anni della sospensione delle azioni esecutive”.

“A tale riguardo – conclude il legale degli eredi Ferrara – la Corte Costituzionale si è espressa più volte ed anche di recente (sentenza Corte Cost. 22 giugno 2021 n. 128) ha ribadito che la sospensione del diritto dei creditori di agire esecutivamente non può avere una durata irragionevole e sproporzionata, come è accaduto ai miei assistiti”. 

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