vista aerea di Taormina

Mentre a detta degli esperti (ma di cosa?) si fa sempre più minacciosa l’ombra di nuove varianti Covid ed è un argomento del quale non se ne può più, c’è chi chi corre e addirittura si dice certo entro il prossimo anno di ritrovarsi ai livelli dell’era pre-pandemia. Secondo alcuni dati diffusi da Unioncamere, Confindustria e Intesa Sanpaolo, l’Emilia Romagna ha registrato un volume della produzione in crescita del 3,8% e soprattutto un ritorno di fiducia tra gli imprenditori. Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha addirittura dichiarato che nel 2022 il Pil (la ricchezza prodotta cioè in quel territorio) potrebbe essere superiore a quello del 2019, prima dell’emergenza sanitaria che ha raso al suolo l’economia del Paese.

«I dati economici regionali dicono che se tutto va come si prevede – ha sottolineato Bonaccini – alla fine del 2022 potremmo essere vicini al pil addirittura di fine 2019. Se sarà confermato sarà un mezzo miracolo». Nonostante la crisi innescata dal Covid, ricorda il governatore, «ci sono comparti che hanno visto addirittura aumentare i fatturati rispetto a prima.

E in Sicilia come andranno le cose invece da qui ai prossimi mesi? Sin qui si va avanti con tante speranze e poche certezze. Il turismo di prossimità e con i numeri che sono lontani parenti di quelli del passato. Si dirà che c’è stato di mezzo, nell’ultimo anno, uno tsunami: verissimo, innegabile al mille per mille. Ma se lo tsunami ha colpito tutti e non ha rispamiato nessuno, evidentemente c’è un’Italia che riparte a due velocità e una è quella di chi corre e l’altra è quella di chi stenta. L’Emilia Romagna proprio in materia di turismo parla in vista delle prossime settimane di “prenotazioni importanti con numeri elevati” (lo rimarca il presidente dei balneari di Riccione)”.

Ed ancora, dicono i balneari dell’Emilia Romagna: “Su questa riviera ogni estate un quarto dei turisti è straniero, ci sono zone che lavorano anche con gli stranieri ma ciò che si nota, però, e anche l’arrivo di italiani che in altri tempi non avrebbero scelto la sabbia di Rimini o Riccione per le proprie vacanze, ma che, scoraggiati dagli spostamenti all’estero, da burocrazia, tamponi e rischio varianti, hanno optato per la Romagna. “In un momento come questo, le nostre mete facili da raggiungere, con ampi spazi, possono avere invogliato un turismo che prima non avevamo”, hanno concluso i balneari dell’Emilia Romagna.

La Sicilia che in quanto a bellezza – senza offesa per nessuno – non è seconda a nessuno, rimane un’eterna incompiuta nel limbo di un paradiso che non viene valorizzato come si dovrebbe.

Il tentativo, tutto al più la speranza, è quella di recuperare con qualche spot e il solito bonus vacanze. Peccato che le compagnie aeree, al netto del caos che rimane sugli spostamenti tra i vari Paesi tra restrizioni e quarantene e varianti varie, continuino a fregarsene della Sicilia e anziché incentivarne le tratte continuano ad imporre prezzi a proprio uso e consumo, come se se non ci fosse stata la Terza Guerra Mondiale per il turismo.

La Sicilia nel 2020 ha dimezzato (-56,2%) le presenze turistiche sull’isola rispetto all’anno pre-pandemia, determinato per lo più dal crollo dei turisti stranieri (-80,9% vs -31,0% delle presenze di turisti italiani). Flessione, quest’ultima, superiore rispetto a quella rilevata a livello medio nazionale del -70,3%. E’ quanto evidenzia uno studio dell’osservatorio economico regionale di Confartigianato Sicilia, nello studio “Artigianato, Turismo e Beni Culturali – Opportunità per la ripartenza post Covid-19 della Sicilia”. Il calo percentuale delle presenze straniere nel 2020 si attesta al -80,9% mentre quello degli italiani al -31,0%. Tra i principali paesi esteri di provenienza dei turisti (primi 10) si rilevano cali sopra la media (- 80,9%) per Stati Uniti, Spagna e Francia. Rispetto all’offerta degli esercizi ricettivi presenti sul territorio per accogliere i turisti si rileva, diversamente dai trend riferiti ai flussi turistici, una dinamica positiva: dai 7.473 esercizi del 2019 si raggiungono i 7.729 del 2020. Tale incremento trova principale spiegazione nell’aumento sull’Isola di strutture extra alberghiere: agriturismi (+61,8%), case per ferie (+14,7%) e case in affitto gestite in forma imprenditoriale (+11,9%). La crescita di questa tipologia di alloggi trova ampio consenso nei “vacanzieri post Covid-19”, poichè secondo quanto indicato da Istat1 a seguito della pandemia si è riscontrato un maggior ricorso da parte dei turisti ad alloggi privati. Le località siciliane (comuni) dove si conta un maggior numero di presenze turistiche si confermano Palermo, Taormina e Catania. Il tasso di turisticità – presente turistiche per numero di abitanti – più alto lo si rileva invece per i comuni di San Vito Lo Capo (113,1 pres./ab.), Letojanni (108,8 pres./ab.) e Taormina (103,4 pres./ab.). Nel 2020 attive nella filiera di offerta del turismo, oltre a ristoranti e alberghi, figurano anche le 16.094 imprese artigiane interessate dalla domanda turistica che operano principalmente nel settore dell’Agroalimentare (33,1%), delle altre attività manifatturiere e dei servizi (21,7%) e di Ristoranti e pizzerie (18,6%).

Quanti turisti ritroverà in questa stagione la Sicilia? Lo vedremo. Certamente saranno meno di quelli che si potevano e si dovevano (ri)portare qui.

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