“Tutti i telegiornali a documentare con enfasi patriottica i festeggiamenti degli italiani per il trionfo europeo della Nazionale. Scene gioiose dall’Alpi a Sicilia, con gli italiani finalmente tutti in zona bianca, a liberare la voglia di vita e socializzazione repressa da un periodo di chiusure e restrizioni. E però, mentre incombono tutte le incognite della pericolosa variante delta del Covid, la più pericolosa fin qui, pare che anche gli esperti e pure i media nazionali siano euforici, contagiati dal tifo per l’Italia, e quindi un bel po’ più indulgenti rispetto all’infrazione delle regole di distanziamento sociale e del divieto di assembramenti che continuano a vigere. Ieri la vittoria di uno scudetto o una Coppa Italia era una sciagura per una città o una provincia. Oggi la vittoria degli Azzurri d’Italia è un toccasana per la nazione intera”. Lo afferma lo scrittore e giornalista Angelo Forgione che così commenta la vittoria dell’Italia agli Europei di calcio nella finale contro l’Inghilterra ma soprattutto si sofferma sugli aspetti connessi alla grande festa in tutte le strade e le piazze del Paese e alle valutazioni sull’emergenza sanitaria.

“Ecco, appunto… – afferma Forgione – mi chiedo che fine ha fatto Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che un anno fa definì “sciagurati” i tifosi del Napoli festanti in piazza per la vittoria della Coppa Italia. E dove sono tutti quelli pronti a sparare a zero per l’emotività dei partenopei attorno allo stadio nei giorni della scomparsa di Maradona? E quelli che pure hanno stigmatizzato i festeggiamenti degli interisti in piazza Duomo a Milano solo due mesi fa? Tutti pronti a fare da controllori in queste e altre euforie di massa che mai hanno comportato la minima conseguenza nella curva dei contagi.
Magari non vi saranno conseguenze epidemiologiche neanche per le feste azzurre d’Italia, e lo speriamo, ma oggi abbiamo capito che anche i virologi, gli epidemiologi e pure i giornalisti sono tifosi, e la loro avvedutezza si arrende al patriottismo. Niente strali, inette titoli ad effetto.
Il microbiologo Andrea Crisanti, che l’altro ieri avvisava che siamo a un passo da una variante resistente ai vaccini e che solo ieri dichiarava che era un errore incoraggiare gli assembramenti, stamane si è presentato sorridente ad Agorà estate (Rai Tre) e ha mollato le briglie della cautela di sempre:
“Non sono stato in piazza ma c’è stato mio figlio e sono stato contento, anche perché ho sfruttato al massimo questa vittoria per sfottere i miei colleghi inglesi. Mi trovavo a Lucca per un convegno, e sono stato molto contento di vedere un sacco di gente per strada”.
Contento di vedere un sacco di gente in strada? Alla faccia della prudenza con cui ci è stata inculcata anche un bel po’ di paura negli ultimi diciassette mesi!
Poi, esorcizzato dal conduttore Roberto Vicaretti, l’imbarazzato Crisanti è rientrato a fatica in sé: “Purtroppo non è finita e sarebbe davvero un peccato arrivare all’autunno con il problema della trasmissione”.
Sì, speriamo davvero di non averlo, il problema, ma rassegniamoci a tenerci quello della coerenza, perché c’è un contagio più forte di quello del Covid: quello del tifo”.

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